il punto della situazione

La prima metà dell’anno è abbondantemente trascorsa e qualche giorno fa mi sono ritrovata a chiedermi: “Come sta procedendo? Cosa ti sta regalando questo 2019 e cosa ti sta togliendo?”. Ho pensato, quindi, di fare il punto della situazione su letture, film, drama, musica ecc… e di metterlo nero su bianco in modo da lasciare una traccia. Il tempo scorre inesorabile e uno dei modi per fissare un momento e sé stessi in quel preciso momento è scriverlo, magari fra qualche anno rileggendolo mi stupirò trovando cose che il tempo ha portato via con se o magari cose che, il tempo, lo hanno sfidato e vinto! E poi, molto umilmente, possono essere dei consigli per i Korea addicted come me. è  stata una prima metà dell’anno ricca per quanto mi riguarda e vi avviso fin da subito che non sono stata in grado di scegliere una singola cosa per ogni categoria, chiedo venia.

Ma basta cincischiare e partiamo perché  le cose di cui parlare sono molte! Non mi son preparata un ordine, quindi andiamo a sentimento!

Inizierei dal cinema e qui casca subito l’asino perché i film che menzionerò non sono usciti nel 2019, questo era uno dei grandi dilemmi prima di iniziare a scrivere questo post, ma poi ho pensato che non è importante se alcune cose non siano uscite in questi mesi, il centro della questione è quello che ha riempito i miei primi mesi dell’anno indipendentemente dalla data di uscita.

Il film in questione è Dongju: The Portrait of a Poet (동주)

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Si può facilmente intuire dal titolo che ripercorre alcuni anni della vita di quello che è stato uno dei più grandi e amati poeti coreani e di cui mi sono follemente innamorata anche io. Più precisamente è un viaggio negli anni che dal diploma e la laurea in quella che oggi è la Yonsei University, nei quali sviluppa un grandissimo amore per la poesia, lo condurranno in Giappone, assieme al suo più caro amico attivista indipendentista, nel dipartimento di letteratura prima a Tokyo e poi a Kyoto. Qui cercherà anche di pubblicare i suoi versi, senza però riuscirci venendo arrestato nel ’43 e rinchiuso nella prigione di Fukuoka accusato di essere un rivoluzionario a sostegno dell’indipendenza coreana dal Giappone. Nel ’48 la sua raccolta 하늘과 바람과 별과 시 (Cielo, vento, stelle e poesia) vedrà la luce ma lui non lo saprà mai perché in quella cella di Fukuoka morirà nel ’45. Quello che per i giapponesi era un rivoluzionario da eliminare, per tutti i coreani è diventato un giovane illuminato che, con unica arma la penna, ha saputo urlare silenziosamente il suo desiderio di una patria libera.

Non vi sto neanche a dire quanto lo abbia amato, Yun Dongju è stato interpretato da un immenso Kang Ha neul, che ho sempre reputato bravissimo, ma che ora è entrato nel mio Olimpo! Interpretazione magistrale anche di Park Jung min nei panni di Song Mong gyu amico col quale ha condiviso la triste sorte. Un film visto in una caldissima domenica di luglio e che mi ha smosso l’anima, ho pianto e mi sono infuriata ripetutamente, ma mi ha lasciato tanto amore nel cuore! Vi consiglio di guardarlo e soprattutto di avvicinarvi a Yun Dongju, vi farà provare emozioni incredibili e vi avvicinerà ad una emozione che i coreani sentono ancora molto vividamente!

Il secondo film è quel CAPOLAVORO di quel GENIO di Lee Chang dong, ovvero Burning.

Visto alla Korean Week di Torino e durante i titoli di coda per qualche istante sono rimasta immobile sperando che il tempo si riavvolgesse e me lo facessero vedere ancora. Liberamente tratto da un racconto di Murakami “granai incendiati” è un film brutalmente poetico, che ti obbliga a fare i conti con il lato più oscuro dell’essere umano. Probabilmente mi ci vorrebbe un post intero per questo film, ma nello stesso tempo è un film incredibilmente intimo, che può suscitare sentimenti differenti ad ogni persona e forse anche alla stessa persona ad ogni visione, perché gli elementi che si colgono alla fine del film sono diversi e forse non subito percettibili.

Jongsu è uno scrittore dal passato polveroso e un futuro oltremodo nebbioso, per andare avanti fa lavoretti saltuari e in un giorno qualunque incontra, anzi rincontra Haemi una ragazza che non vedeva dall’infanzia, quando viveva in piccolo paesino così vicino al confine da sentire dai megafoni la propaganda della Corea del Nord e di cui inizialmente neanche si ricorda. Haemi ha un mondo interiore fatto di grandi fragilità mascherati da travolgenti sogni e Jongsu finisce per innamorarsene. Haemi decide di partire per l’Africa per un periodo e chiede a lui di prendersi cura del suo gatto, questo lo porterà ogni giorno a visitare casa sua e a desiderarla sempre di più. Ma quando Haemi torna dal suo viaggio non è sola, con lei c’è Ben un ragazzo carismatico, bello e piuttosto ricco che pare aver intrecciato con la ragazza una relazione. I tre ragazzi trascorreranno del tempo assieme, momenti in cui Jongsu fa i conti con il suo sentirsi estraneo a quel mondo in cui Ben padroneggia, ma deciso a non abbandonare Haemi. Fino a quando la ragazza scompare misteriosamente. Possibile che sia andata via improvvisamente? Da sola, senza nessun avviso? Jongsu non ne è convinto e comincia una spasmodica ricerca che lo riporterà nel passato per ricostruire il presente e lo condurrà in una spirale di eventi con un finale esplosivo! Più che mai in questo caso il centro della storia sono gli esseri umani e il modo in cui la vita li costruisce! Gli antri oscuri dell’animo umano sono davvero spaventosi e a volte incontrollabili e Lee Chang dong in questi 148 minuti di pellicola ci costringe a farci i conti! STUPENDO!!!!

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Ora passiamo alle letture per le quali mi scuso nuovamente perché non sono uscite del 2019, ma più che mai per la letteratura è difficilissimo visto che gli autori tradotti in Italiano si contano sulle dita di una mano e i pochi titoli usciti nel 2019 li ho in lettura. Vi farò un post a parte dedicato a quelli.

il primo titolo è di una scrittrice famosissima e acclamatissima di cui probabilmente avrete già letto qualcosa o comunque l’avrete sentita nominare perché credo sia la scrittrice coreana più letta al mondo insieme, ora, ad Han Kang. Sto parlando di Shin Kyung sook e il libro è Io ci sarò e dopo il tema del colonialismo giapponese per il film su Yun Dongju qui apriamo un’altro capitolo dolorosissimo della storia coreana contemporanea, quello degli anni ’80 e della repressione, anni furiosi segnati da lotte, sparizioni e sangue ed è proprio su questo sfondo che si srotola la nostra storia o meglio ci ritorna, perché la protagonista, Jeong Yun, è ormai una donna adulta, una scrittrice che un giorno riceve una telefonata da una sua vecchia conoscenza, un uomo al quale è stata molto legata, ma che non vede da diversi anni dall’altro capo del telefono la avvisa che il loro professore universitario, il professor Yun, è in fin di vita e così in pochi minuti riaffiorano i ricordi di una giovinezza drammaticamente eccitante.

Sotto l’ala del professor Yun, che li stimola con studio di opere che parlano di libertà e li provoca per accendere in loro il coraggio di difendere il loro futuro, si crea un’amicizia viscerale, un triangolo le cui dinamiche interne, complesse e poco chiare rispecchiano esattamente la società che gli sta attorno. Amore, amicizia e dolore,  si coprono le spalle e si promettono sogni, ma non mancheranno le ferite, le emozioni dette e quelle non dette, rimpianti e occasioni mancate.

Una storia meravigliosa, potente, ma raccontata con immensa delicatezza in cui la memoria fa da padrona, ricordarsi il passato per ritrovarsi nel presente. Quello che mi ha colpita è la bravura incontestabile di Shin Kyung sook di raccontare la complessità di una Seoul in balia di tumulti politico sociali attraverso le emozioni dei protagonisti. Leggetelo e amatelo anche voi!

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Il secondo titolo è La moglie coreana di Lee Min Jin e qui torniamo nuovamente al periodo del colonialismo giapponese. Questa è un’opera davvero completa che la stessa autrice ha impiegato 30 anni (si avete letto bene) a scrivere e correggere a modificare e rivedere prima di regalarla al mondo per farla diventare la storia di tutti coloro vogliano conoscere uno spaccato di storia coreana attraverso l’intera esistenza di una donna e della sua famiglia. Una saga famigliare che nasce agli albori dell’annessione della Corea al Giappone.  Seguiremo le scelte di questa donna, Sunja, che ancora molto giovane, senza padre e che gestisce una locanda insieme alla madre nel sud della Corea, rimane incinta di un uomo coreano invischiato nella malavita giapponese che però pur volendo prendersi cura di lei e del bambino non può riconoscerlo perché è sposato. Questo comprometterebbe l’intera esistenza di Sunja che però non vuole rinunciare al suo bambino pur non accettando di vivere da amante, quindi decide di allontanarlo. Se non fosse che un giovane e malaticcio pastore cristiano in transito verso la chiesa di Osaka si ferma per qualche tempo, a causa della sua salute precaria, nella locanda della famiglia della ragazza e una volta scoperta la sua situazione decide di sposarla e portarla con se a Osaka dove vive anche suo fratello con la moglie. Questo cambierà per sempre la sua vita e quella di chi le sta attorno… Raccontarvi l’intera trama sarebbe inutile, perché è lunga e articolata e soprattutto vi toglierei il gusto della lettura. Vi basti sapere che è raccontata in modo molto curato e dettagliato la vita dei coreani che vivono ai margini di una società in cui si sono smarriti, estranei a casa loro e ospiti malvisti in Giappone, una lotta alla sopravvivenza in cui tutti sono nemici quando la fame non è sopportabile e il futuro non esiste sotto le bombe e l’odio.

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Bene! Adesso passiamo ai Kdrama che mi hanno letteralmente OSSESSIONATA in questi mesi, ma voi sapete benissimo che i Kdrama sono UNA DROGA, SONO IL MALE! Notti insonni immolate sull’altare dei Kdrama!

Però in questo caso devo dire che sono stata brava perché entrambi sono del 2019 e  uno sapete già benissimo quale sia perché è stato l’argomento del mio primo post qui sul blog  e in più vi ho tormentati, TORTURATI per giorni si instagram… Si ragazzi, ancora una volta mi sentite nominare HE IS PSYCHOMETRIC 

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io non sono ancora in grado, dopo mesi di pensarci e parlarne senza sentire la sensazione di immenso vuoto che ho sentito quando è finito.

Essendoci un intero post in cui ne parlo direi che vi rimando a quello per saperne di più in caso ne abbiate voglia!

E poi, amici miei arriviamo all’ossessione del momento, del quale in tutta sincerità devo ancora vedere le ultime due puntate, ma è entrato a pieno titolo tra i migliori kdrama di sempre! E comunque il motivo per cui ancora non ho visto le ultime due puntate è che NON VOGLIO CHE FINISCA! Questi 16 episodi non mi bastano e non sono pronta a vederlo finire. Sì ragazzi, non vivo bene i finali, ma questa è una cosa che ci accomuna tutti credo…

Search: WWW è un kdrama che io amo definire “adulto” che pur con la struttura tipica dei drama, quindi di intrattenimento, riesce a colpirti dritto in faccia con alcune tematiche piuttosto attuali e importanti consolidato da alcuni dei dialoghi più belli che io abbia mai trovato in un kdrama. Un drama tutto al femmine, tre donne molto diverse, ma incredibilmente forti e la costante battaglia per consolidare il proprio posto nel mondo. Le rinunce e le conquiste pagate a caro prezzo, i compromessi, le delusioni e il coraggio di decidere! Anche di questo vi farò un post a parte perché secondo me vale la pena approfondire il discorso. Alterna momenti leggeri e spensierati per alleggerire la visione ( è pur sempre un kdrama) a momenti di riflessione su se stessi e la vita che mi hanno lasciata senza fiato! Anche l’amore è tratto in modo atipico e interessante e poi concedetemelo Jang Ki yong è una delle creature più belle che abbia mai visto e il suo personaggio è…… è……

Approfondiremo il discorso sulle tematiche e la caratterizzazione dei personaggio molto presto… se trovo il coraggio di guardare gli ultimi due episodi…

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Per quanto riguarda la musica ho fatto davvero molta fatica a limitare le scelte perché in effetti ci son state varie cose che mi hanno accompagnata in questi mesi. Magari, se può interessarvi potrei farvi una playlist dei miei ascolti più assidui. La prima menzione va di diritto ad un album che ho atteso e desiderato come mai nulla prima, ma se mi seguite anche solo un pochino non vi stupirà. Ovviamente sto parlando del primo album solista del mio amatissimo Bang Yongguk uscito a marzo. Se avete seguito la travagliatissima storia dei B.A.P sapete che dallo scorso anno uno alla volta hanno iniziato a non rinnovare il contratto con l’etichetta con cui per anni hanno avuto molti problemi arrivando anche allo scontro legale. Questa può sembrare una triste notizia, ma per chi li ha amati è in realtà un gran sollievo perché finalmente, anche se non più come formazione unica, potranno lavorare esprimendo il loro potenziale e soprattutto il loro modo di vedere la musica.  Questo album è esattamente il ritratto di Yongguk in tutta la sua forza e la sua fragilità. Un album di una potenza emotiva incredibile, ogni pezzo è una parte di lui a volte più forte, a volte più oscuro, ma senza dubbio un album MOLTO intimo che forse non è di facile ascolto per tutti, non classificabile in un genere preciso, ma che riflette così bene la sua personalità da lasciare spiazzati. Anche il book all’interno dell’album è lui e lo è in tutti i sensi essendo il suo taccuino, ci sono appunti, la stesura dei testi, le correzioni, i pensieri, schizzi, foto, macchie di caffè. Bang Yongguk non è mai stato un gran chiacchierone, anzi… Ma ha sempre parlato attraverso quello che scrive e in questo caso più che mai! Avrei voluto parlare di tutti i lavori solisti dei B.A.P, ma diventa infinita, quindi mi limito a consigliarvene l’ascolto, se ancora non lo avete fatto!

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Altro album atteso e amato è I’M A MESS dei Bastarz sub unite dei Block B formata da P.O, U-Kwon e B. Bomb che ogni volta tira fuori pezzi ancora più belli di quelli precedenti! è il loro terzo mini album uscito anche questo a marzo e composto da 8 tracce in cui il trio si diverte moltissimo a giocare con vari generi e troviamo il rincorrersi di sonorità Jazz, soul, funky, hip hop, r&b… di pezzi arpeggiati e sensualissimi “Easy” e pezzi più elettronici come il solo di B-Bomb “Recognize” ed è evidente come stiano maturando anche a livello di composizione, decisamente più complessa e adulta. Questo è un album “da ogni momento” come lo definisco io, si adatta a varie situazioni e stati d’animo e in realtà questo è un pò lo specchio del loro modo di lavorare anche con i Block B che io trovo sempre eclettici e dinamici. Hanno giocato e sperimentato e per quello che mi riguarda HANNO FATTO CENTRO!

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Terzo e ultimo album è stato una grande rivelazione, un’illuminazione! Un album del 2018 di un’artista che non conoscevo o meglio conoscevo di nome, ma non avevo approfondito e che mi ha folgorata CRUCIAL STAR e l’album è MAZE GARDEN.

Mamma mia ragazzi, LA BELLEZZA! Lui è un rapper con una voce così bella da poter passare dalle parti reppate a quelle melodiche con una naturalezza pazzesca. Per di più è un grande amante della musica Jazz che in fatti è molto presente in questo album e la cosa mi ha completamente conquistata perché è un genere che amo moltissimo anche io e amo quando viene inserito in altri mondi, trovo che ne escano quasi sempre cose molto interessanti! Crucia star, all’anagrafe Park Se-yoon, classe ’89 compone e produce musica da quando ha 17 anni e l’esperienza si sente tutta, lo trovo un’artista davvero raffinato e tra queste 16 tracce ce ne sono alcune che vi entreranno nel cuore come 할머니 Grandma, o Night alone 혼자 이 밤을. Questo a differenza dell’album dei bastarz non è un album da ogni occasione, è un viaggio più personale da fare o da soli o in compagnia di pochi magari tra chiacchiere e un bicchiere.

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una menzione speciale vorrei farla sull’evento che più ha significato per me ed è stato il corso di formazione sugli studi coreani che ho frequentato dal 16 al 20 luglio presso l’università per stranieri di Siena. Un corso di formazione organizzato dalla professoressa Jung Imsuk (che non smetterò mai di ringraziare) e con un corpo docente di tutto rispetto, ho avuto l’onore di conoscere professori come Andrea De Benedittis che è una vera autorità nel campo degli studi coreani e professori venuti direttamente dalla Corea per guidarci in un percorso intenso e faticoso senza dubbio, la mole di lavoro è stata molta, ma l’ho affrontata con la gioia nel cuore. Ho condiviso esperienze, pensieri, passioni, progetti con molte persone spinte, come me, dall’amore per questo paese e ne sono uscita con una voglia ancora maggiore di immergermi in questa cultura e nel mio piccolo cercare di promuoverla e divulgarla il più possibile, con i mezzi che ho a disposizione. Dopo questo percorso, alcuni progetti sono in cantiere e un viaggio nel paese del calmo mattino è in programma per settembre 2020!

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Bene, mi scuso se il post risulta troppo lungo, ma mi faceva piacere condividere con voi quello che mi ha allietata in questa prima metà dell’anno e chissà cosa ancora ci riserveranno i prossimi mesi fino alla fine! Non ci resta che aspettare e vedere. E se siete arrivati fino a qui, vi ringrazio di cuore.  Mi farebbe piacere sapere anche la vostra lista dei preferiti, quindi se si va commentate qui o contattatemi su instagram! La mia voglia di creare una community di Korea addicted è sempre viva!!!

A presto fanciulli!

 

 

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