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Quella da fine Kdrama dovrebbe essere riconosciuta come sindrome post traumatica e per me questo è uno di quei casi in cui il distacco è stato lento e doloroso. Sono arrivata agli ultimi due episodi così bramosa che la reazione è stata quella di bloccarmi e rifiutarmi letteralmente di guardare la fine. Non volevo perdere l’emozione dell’attesa, ho passato le settimane precedenti aspettando il giorno della messa in onda e ora che avevo la fine pronta sullo schermo tutto quello che mi veniva in mente era che solo due episodi non mi bastavano.

Questo è il grande compromesso a cui bisogna scendere con i Kdrama: “Ti travolgiamo completamente, ma ti devi accontentare di una stagione”. Che forse in molti casi è legittimo e soddisfacente, ma nella stragrande maggioranza rimani immobile di fronte allo schermo e ti ripeti:” E ora?” maledicendo il giorno in cui hai ceduto al primo episodio del primo Kdrama dicendoti:” Ma si cosa sarà mai, smetto quando voglio”, ma NOOOOOO non è così, è un’ingenua convinzione che verrà prontamente smentita la prima notte insonne al grido di: “ancora un episodio e poi vado a dormire”…

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Ma basta blabericcio da Kdrama dipendente e veniamo al motivo per cui siamo qui oggi.

Search:www merita una discussione più approfondita del semplice parere espresso in una frase su Instagram o twitter e vorrei davvero che questo post fosse di aiuto e di stimolo a dare una possibilità a questo Kdrama.

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Quando ho letto la trama la prima volta, devo dire che ha catturato immediatamente il mio interesse e sicuramente uno dei motivi è che si percepiva già dai primi cenni la volontà di rompere un pochino gli schemi del classico Kdrama ponendo al centro della storia la vita di tre donne, che sono le assolute protagoniste e in modo particolare pone l’accento su cosa vuol dire essere una donna in carriera nella Seoul del XXI secolo.

Ovviamente stiamo pur sempre parlando di un Kdrama, che quindi non avrà mai la pretesa di essere un prodotto di grande inchiesta, però ho apprezzato moltissimo l’intento di focalizzarsi sul mondo femminile. Anche perché non ci dimentichiamo che i Kdrama sono un appuntamento fisso e imprescindibile per moltissime persone in Corea (e adesso sempre di più anche fuori dai confini), il target spesso è di giovani utenti e credo sia importante, anche tramite gli episodi di un drama, trattare determinati argomenti e dare magari uno spunto di riflessione. E qui di spunti di riflessioni ce ne sono parecchi.

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Partendo da tre donne completamente diverse, ma molto forti e fondamentalmente con uno scopo comune, viviamo tre storie intense di affermazione nel mondo lavorativo e di come questo si riflette sulla vita quotidiana, anche di fronte a scelte che apparentemente sembrano inevitabili nella vita di una donna. Tre donne le cui vite si intrecciano partendo da un punto comune del passato, ma in tempi differenti. Incontri e scontri che portano a fratture che sembrano insanabili e affetti ai quali non si riesce a rinunciare nonostante i cambiamenti inesorabili dovuti alle circostanze.

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È un kdrama, quindi ci sono tre donne e sì, ci sono tre uomini, ma i loro ruoli sono importanti anche se marginali, diciamo di forte supporto. Spesso i tre personaggi maschili servono soprattuto a dare una spiegazione agli eventi più che a cambiare la storia, che in realtà si costruisce lungo i 16 episodi con le scelte indipendenti delle tre protagoniste. Spero di essere riuscita ad esprimere il concetto. Diciamo che i tre amori sono un bellissimo contorno, che aggiungono equilibrio alla storia, ma non vanno ad intaccare lo svolgimento della trama che fluisce in modo molto naturale.

Una trama che forse non è neanche così essenziale da raccontare se non introducendo i personaggi.

Bae Ta mi, interpretata da una bellissima e elegantissima Im Soo jung, ha 38 anni lavora e dirige il suo team in una grande web portal company, la “Unicon”. È una donna molto ambiziosa che eccelle nel suo lavoro, con una visione molto chiara su quello che è il mondo del web, ma con una visione un pò meno chiara o meglio apparentemente solida, ma in realtà piuttosto fragile, su quella che è la sua vita privata soprattutto dopo una partita a Tekken con Park Morgan finita sotto le lenzuola (un Jang Ki Yong che mi ha uccisa fino all’ultimo secondo. Gente, è bello bello in modo assurdo e gli hanno costruito addosso un personaggio che mi ha fatta impazzire è inutile che proviamo a fare quelle che sono superiori a questo tipo di considerazioni!). Lui di anni ne ha 28 (quindi decisamente più giovane) è il CEO di un’azienda che produce colonne sonore per videogiochi e sconvolgerà, ma completerà la sua quotidianità.

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Song Ga kyung è interpretata da Jeon Hye jin. Manager della Unicon, conosce Bae Ta mi durante l’università e con lei inizia un percorso etico e morale che però non riesce a mantenere perché incastrata dalla sua famiglia in un matrimonio di convenienza che la fa diventare una pedina tra le mani della proprietaria di un’enorme multinazionale, con affari loschi all’interno della politica e che diventa sua suocera. Suo marito e primogenito della strega, è proprietario di una casa di produzione cinematografica, ma come lei vorrebbe semplicemente vivere la sua vita senza l’oppressione della madre, che però inevitabilmente subisce anche per senso di protezione nei confronti di questa moglie con la quale condivide una sorte decisa da altri. Ma questo senso di protezione nasconde in realtà qualcosa di più.

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Cha Hyun (chiamata per lo più Scarlett) è interpretata da un’eccezionale Lee Da hee lavora e gestisce il suo team nella Barro, web portal company rivale di Unicon. Ha una personalità dirompente ed esplosiva in tutti i sensi, ex promessa del Judo non sopporta nessun tipo di ingiustizia, soprattutto quelle maschili e non sempre riesce a controllare la sua fame di giustizia e le sue mosse di judo! Conosce Song Ga kyun dai tempi del liceo e con lei ha un legame profondissimo che la fa andare contro ogni forma di pregiudizio e cattivo pensiero che travolgeranno l’amica e mentore. Grandissima appassionata di un drama, che guarda assiduamente, si imbatterà in modo violento (e lo dico sul serio perché lo manda all’ospedale) nell’attore protagonista interpretato da Lee Jae wook, che colmerà il suo bisogno di credere nell’amore e nelle persone.

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Questi sono gli ingredienti principali, ma le portata maggiore in questo drama lo hanno i temi trattati. Perché attraverso queste tre vite quotidiane ci vengono offerte delle riflessioni, oltre che sul ruolo della donna in una grande azienda, sui pregiudizi, le ferite e le rinunce che il potere può imporre, anche sul ruolo di internet nella nostra vita di tutti i giorni. Di cosa significa affidarci ad un motore di ricerca per colmare bisogni e accrescere conoscenze. Quanto ne siamo padroni e quanto invece ne siamo vittime? Chi detiene la verità? E chi ha il potere di manipolare le nostre vite attraverso un portale web inducendoci a vedere ciò che è conveniente e ciò che invece deve essere celato? Sono tutte domande a cui ovviamente non avrete risposte guardando il drama, ma non è quello il punto, non è una risposta alla quale vogliono arrivare i creatori. Temi di una tale portata con dinamiche interne così complesse non sono spiegali così, ma ci danno un input su cui ragionare.

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La cosa che ho amato maggiormente in questi 16 bellissimi e intensissimi episodi è la costruzione dei personaggi e l’arco narrativo che ognuno di loro porta avanti. Ognuno dei personaggi ha il suo spazio perfetto per poter raccontare qualcosa e pur incrociandosi spesso, mantengono coerenza. E poi il punto forte, per me assolutamente la punta di diamante sono i dialoghi, vi giuro che sono tra i dialoghi più belli e meglio scritti che io abbia mai trovato in un Kdrama, mai scontati e a volte affilatissimi tanto da mostrare le fragilità e i meccanismi di difesa che scattano in ognuno di noi in certe situazioni. L’ho trovata una storia matura, con la giusta dose di cinismo, amore, sofferenza, vittoria e sconfitta… di vita insomma! Perché questo è, la vita complessa di tre donne che puntano in alto, rivendicando il proprio posto e la libertà di essere quel che sono.

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Menzione speciale alla colonna sonora che è bellissima, un perfetto coronamento! Distribuita come di consueto nei Kdrama tra personaggi e le situazioni che si richiamano ciclicamente e in cui figurano nomi di tutto rispetto come quello di Sam Kim con la meravigliosa “Scent” che ormai è diventata parte integrante della colonna sonora della mie giornate. Ma potrei citarvi un altro pezzo clamoroso che è “Milky way between us” di O3ohn o la dolcissima chitarra della ballad di Jang Beom june “Reaching hand”. O ancora l’energica “Wow” delle Mamamoo che nelle situazioni di forte girl power faceva venire voglia di spostare i capelli, mettere gli occhiali da sole e camminare ancheggiando a testa alta!

Insomma questo drama è assolutamente da guardare perché ha tutto al posto giusto.

Inutile dirvi che mi mancano tutti infinitamente… Ora vi saluto sperando di avervi stimolati alla visione e torno a chiudermi nel mia sindrome post kdrama!

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