il 38° parallelo ai tempi della Hallyu

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Il mondo dei kdrama negli ultimi anni sta vedendo un incremento di interesse anche fuori dai confini. Aumentano gli appassionati e con essi le risorse economiche che si possono investire nelle produzioni. Tanto da attrarre colossi come Netflix che in seguito ad un accordo di 3 anni con Cj E&M e Studio Dragon (quindi parliamo delle più grandi aziende di distribuzione e produzione di intrattenimento sud coreano), acquisisce la licenza di moltissimi contenuti e in più produzioni originali Netflix. Già solo da questo si può iniziare a comprendere la crescita di questa forma di intrattenimento.

Più risorse economiche significa anche riuscire a scrivere una sceneggiatura più ambiziosa, più complessa e dettagliata e la via che si sta percorrendo è proprio questa.

Tutta questa premessa per arrivare a dire che quando lessi che stava prendendo vita un kdrama il cui tema era il rapporto tra le due Coree, ho strabuzzato gli occhi perché,   sinceramente, fino a qualche tempo fa sarebbe stato impensabile farlo senza cadere nel ridicolo. Ero curiosissima, eccitata e terrorizzata dalla piega che potevano dare alla trama e il suo sviluppo.

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Quando ho visto il primo episodio devo dire di aver capito subito il motivo dell’enorme successo che “Crash landing on you” ha avuto in patria, diventando uno dei drama più visti nella storia. Ci sono tutti gli elementi che gli amanti del genere cercano di più. Si parte dalla storia d’amore, che è un elemento quasi immancabile nel genere, ma l’impostazione della storia è molto chiara fin dal principio. La storia d’amore c’è, ma c’è molto di più e i primi due episodi servono proprio ad impostare una trama che ha parecchi elementi e che soprattutto è divisa tra due mondi così vicini e così differenti, due figli della stessa madre. L’intelligenza sta nel fatto che non c’è un messaggio di recriminazione o di critica feroce politicizzata, ma anzi ha risvegliato negli spettatori quel sentimento che da sempre portano con sé silenziosamente, quel pensiero latente, quel desiderio di unione che sembra lontano, ma che persiste con tutte le difficoltà inevitabili. Difficoltà di cui non parleremo adesso perché entreremmo in un ginepraio senza uscita e soprattutto non è importante, perché questo drama non ha la pretesa di dare risposte, semplicemente racconta due storie o meglio la stessa storia vista dai due lati del 38° parallelo.

Ma veniamo agli elementi. La storia d’amore è il catalizzatore. Lei ,Yoo Se ri (interpretata da una bravissima Son Ye Jin) è una donna forte, una nota imprenditrice ed ereditiera di Seoul, abituata agli agi che con le sue forza ha creato un impero sul mercato della cosmetica. Lui, Ri Jung hyuk (parliamone di Hyun Bin in divisa), è un ufficiale dell’esercito nord coreano risoluto e dal passato velato, che vive nel rispetto delle regole e del suo ruolo. E proprio qui inseriamo il secondo elemento: la famiglia e dove ci sono intrighi famigliari i drama addicted si nutrono. Entrambi infatti hanno alle spalle una famiglia potente e invadente (anche se in modi diversi) dalla quale nel tempo hanno imparato a distaccarsi senza però mai tagliare il cordone.

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Il modo in cui si incontrano i due è una delle parti un pò irrealistiche e romanzate, ma a questo punto ci tengo a dire che forse è anche giusto così, stiamo pur sempre parlando di un kdrama, non di un documentario.

Yoo Se ri precipita in territorio nord coreano in seguito ad un incidente in parapendio, che non può essere intercettato dai radar dell’esercito. Precipita anche tra le braccia di Ri Jung hyuk, che inizialmente le gira attorno sospettoso, potrebbe essere una spia mandata dal sud? Ma ovviamente no e decide di aiutarla, nascondendola e cercando una soluzione per rimandarla a casa sana e salva.

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Il terzo elemento sono gli scenari. Come vi dicevo prima il drama è diviso in due, quindi mentre la prima parte si sviluppa prettamente in Corea del Nord, la seconda si snoda in Corea del Sud mostrando le differenze, che forse non sono poi così tanto differenze, nell’approccio alle due realtà. Ad arricchire il tutto c’è un contorno di personaggi secondari che controbilanciano perfettamente i tempi comici e quelli drammatici e noi spettatori proprio attraverso questo equilibrio viviamo le specificità dei due territori. Ed è proprio questo che intendevo prima quando dicevo che la storia d’amore è centrale, ma non preponderante. Accanto ai protagonisti, che giorno dopo giorno si studiano e si attraggono nonostante l’intenzione di mantenere il distacco in previsione della separazione, ci sono le ajumma e il villaggio in cui vive l’ufficiale con tutte le sue dinamiche interne (alcune più realistiche di altre) i soldati della sua squadra, promessi sposi, collaboratori e antagonisti (alcuni con uno sviluppo davvero notevole) di entrambi e da entrambi i lati del parallelo, che si legheranno a doppia mandata alle loro sorti.

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Per ricostruire la cultura nord coreana in modo quanto più fedele, c’è stato un grande studio a monte. In fase di scrittura sono state consultate diverse persone scappate dalla Corea del nord e ormai stabilite al sud, come Kwak Moon Wan il quale, ha prestato servizio nel comando della corte suprema a protezione della famiglia Kim e che dopo essere stato mandato a Mosca, per curare questioni degli affari esteri, non è mai tornato a Pyongyang disertando, a causa di alcune rivelazioni trapelate al governo nordcoreano legate a conversazioni in cui Kwak Moon Wan parlò di questioni private della famiglia Kim. Arrivato in Corea del sud si ricostruisce una vita sfruttando i suoi studi sul cinema, intrapresi negli anni ’80, anni in cui l’industria cinematografica nordcoreana ebbe un discreto incremento anche grazie alla grande passione del leader Kim Jung Il. a Seoul è diventando sceneggiatore e consulente. Chi meglio di lui, poteva dare delle informazioni attendibili soprattutto per l’aspetto politico e militare? E infatti nel 2018 inizia a collaborare con Park Ju eun per la scrittura e da lui derivano le informazioni sulla Divisione 11 e, per esempio, anche sul fatto che la Corea del Nord è una meta scelta da moltissimi truffatori in quanto l’unico paese non raggiungibile dall’Interpol.

Con lui altri consulenti sono stati coinvolti per perfezionare gli scenari, gli abiti e la costruzione della vita nei villaggi. Anche qui, ovviamente si parla di un drama quindi ci hanno giocato un po’ per rendere la storia più attraente. È chiaro che sarebbe impensabile che le donne del villaggio escano da sole dopo il tramonto e la quantità di cibo che si vede (il riso in primis)  è inverosimile essendo razionato. Però altri aspetti sono molto fedeli, come per esempio, le donne che si riuniscono per la preparazione del kimchi, per cucire o lavare i panni, per collaborare sulla conservazione degli alimenti o le scene del mercato in cui si trovano i prodotti di contrabbando. L’interruzione della corrente elettrica durante la notte, gli improvvisi blackout (la scena del treno è una delle scene più belle dell’intero drama). E poi piccole curiosità inserite qua e la che mi hanno fatto molto piacere, come l’inserimento della figura delle vigilesse di Pyongyang che non è per nulla casuale. Non tutti lo sanno, ma le vigilesse a Pyongyang sono viste come delle eroine socialiste che contribuiscono al corretto svolgimento della vita quotidiana e devono avere abbigliamento e caratteristiche fisiche ben precise. Già questo fa sorridere visto che anche nella capitale ci sono pochissime macchine. Le automobili infatti sono ad uso esclusivo dei politici e delle famiglie più importanti e ricche o funzionari, per il resto si va a piedi o in bicicletta. E questo mi riporta alla mete una scena divertentissima del drama in cui, quando tutto si sposta a Seoul, alcuni personaggi trovandosi di fronte al traffico intenso della metropoli, siano convinti che sapendo del loro arrivo (tramite un pullman della nazionale sportiva) i capitalisti abbiano concentrato tutte le automobili del paese per sbandierare la loro supremazia. Di scene come questa ce ne sono molte da entrambi il lati e sono esilaranti, perché sottolineano differenze reali con una leggerezza misurata e intelligente. Divertenti sono anche i piccoli scontri che nascono per le differenze lessicali ormai inevitabili e punti di forza e limiti vengono messi in risalto per entrambe le parti andando ad arricchire lo sviluppo dei personaggi durante tutto l’arco narrativo.

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Gli intrighi politici e i giochi di potere ovviamente sono uno degli espedienti fondamentali per dare azione alla storia e articolare gli eventi, portando i vari personaggi a dover prendere decisioni e fare i conti con il passato che pare essere ripiombato su tutti loro con la caduta di Yoon Se Ri come un segno del destino.

Grandissima la prova di tutto il cast che funziona perfettamente pur essendo piuttosto numeroso. Insomma, tra i molti pregi e qualche difetto, Crash landing on you è un vero gioiellino, uno di quei drama che difficilmente si dimentica e questo anche grazie all’ultimo elemento: l’emozione. Colpisce nel profondo, si rimane in bilico più volte tra scelte che sembrano inevitabili, ma che fanno paura perché irreversibili. Sia dal punto di vista della loro coppia e dei rapporti tra gli altri personaggi, ma soprattutto da quello di due popoli figli della stessa terra che tramite Yoo Se rin e Ri Jung hyuk si tendono la mani fino a sfiorarsi per poi doversi lasciare andare ancora una volta, nella speranza e nell’incertezza del domani. Non credo ci sia bisogno di dirvi che io ho pianto come una disperata più e più volte perché il carico emotivo è enorme.

Fanno pensare molto questi 16 episodi in cui tutto è incerto, nessuno ha le risposte, tutti rischiano tutto e dove i buoni forse non sono sempre buoni e i cattivi non sono del tutto cattivi. Una bellissima storia in cui il cambiamento sconvolge, ma nello stesso tempo fa cambiare prospettive.

Io ve lo consiglio moltissimo, godetevelo fino in fondo e tutto d’un fiato con una grande scorta di fazzoletti e poi , citando un bellissimo pezzo di Lucio Dalla “Futura”,

Chissà, chissà domani su che cosa metteremo le mani…

 

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