Te lo do io Halloween, il ritorno.

Come promesso ecco la parte letteraria dei terrificanti consigli iniziati con le cose da guardare nella prima parte dell’articolo.

Ad essere proprio sinceri, i titoli che vi proporrò non sono puramente horror, anzi sono più che altro thriller, ma purtroppo di tradotto non ho trovato nulla. Detto questo preciserei anche che fanno altrettanto paura perché sono letture che scavano nella mente e nell’animo umano e, anzi, forse questo terrorizza più di mostri e fantasmi.

Non tutti i libri in questo elenco sono tradotti in italiano purtroppo, ma se non avete grosse difficoltà con l’inglese sono letture fattibili. Dei due libri pubblicati anche in italiano vi metterò la copertina e il titolo dell’edizione tradotta.

The Hole

Scritto da Hye Young pyung. Nel 2017 questo libro si aggiudica lo Shirley Jackson award e viene, in effetti, spesso paragonato alle opere della stessa Jackson e di King (perché in qualche modo può far venire in mente Misery). Io se devo essere sincera non sono molto favorevole a questi paragoni perché secondo me creano delle aspettative forvianti e sminuiscono anche un lavoro che ha assolutamente la sua personalità, anche perché tutti i traumi e le dinamiche della storia sono un riflesso della società coreana quindi del tutto indipendenti. La storia ci racconta di Oghi, che si risveglia dal coma in seguito ad un incidente in cui perde la moglie e che gli toglie anche la mobilità perché al suo risveglio si rende conto che l’unica cosa che può muovere sono le palpebre, è completamente paralizzato. Già dalla prima pagina si percepisce la sensazione che l’autrice vuole trasmettere, questo è un libro soffocante che ti crea fastidio e il suo stile di scrittura lo rende proprio bene. L’unica persona che rimane a Oghi è la suocera, che dovrebbe prendersi cura di lui, ma che vive il profondo dolore di una madre che perde una figlia e che dve occuparsi di chi quell’incidente l’ha causato. Oghi viene relegato in camera e qui iniziano una serie di flashback che lungo tutto il libro faranno emergere quelli che sono i retroscena della storia e vengono fuori dettagli sulla relazione con la moglie e sulla sua infelice esistenza. In tutto ciò Oghi un giorno nota la suocera nel giardino che la moglie curava con molta attenzione, sdradicare tutto e scavare delle profonde buche e quando prova a chiederle cosa stia facendo lei risponde che sta finendo quello che la figlia aveva iniziato. Preparatevi ad una lettura disturbante, con un continuo senso di disagio e smarrimento perché mano a mano che il passato emerge ti domandi quale sia la realtà e dove si sta andando. Un Thriller psicologico che ha come fulcro la vendetta e che mano a mano che i protagonisti si svelano destabilizza. In tutto questo ci sono le sfumature della critica sociale partendo dalla posizione che i personaggi occupano nella società. 

Una brava bambina

l’autrice, Seo Mi Ae, è una scrittrice di best seller e questo è il suo primo libro tradotto anche in italiano. Si tratta di un thriller non solo in senso classico (anche se non banale), ma è anche un tributo a quello che forse è il classico dei classici , ovvero “Il silenzio degli innocenti”. La protagonista, Seongkyeong, infatti è una criminologa che viene soprannominata “Clarice” per la sua personalità e proprio come la nota criminologa con Hannibal Lecter, all’inizio della sua carriera, tra l’incredulità di tutti quelli che la circondano, viene cercata da un serial killer, Yi Byeongdo, colpevole di aver ucciso tredici donne, oltre alle presunte altre non confessate e di voler rivelare i luoghi in cui ha occultato i cadaveri solo alla giovane criminologa. Le similitudini col romanzo di riferimento finiscono qui perché ovviamente la storia prende una strada differente.

Per Seongkyeong questa non sarà l’unica notizia giunta a stravolgere completamente la sua quotidianità, infatti la figlia del neo marito, avuta dal matrimonio precedente, sta per trasferirsi con loro in seguito ad un incendio nel quale i nonni, che si occupavano di lei, hanno peso la vita. La bambina è chiaramente molto turbata e spaventata, si lega moltissimo al padre e porta sempre con se un orsetto, fin qui tutto normale direte è la giustificabile reazione che una bimba di undici anni qualunque avrebbe in una situazione tanto traumatica, ma quello che inizialmente sembra un semplice shock dovuto alla tragedia vissuta, si evolve in atteggiamenti sempre più anomali che sfociano in vera e propria violenza.

Quindi parallelamente alle indagini per risolvere il caso del serial killer, abbiamo l’indagine tra le pareti di casa che porteranno alla luce un passato molto complesso e che per Seongkyeong sarà un’immersione provante nella mente umana.

È un libro molto inquietante in cui sembra tornare sempre la stessa domanda. Qual è l’origine del male? Come si formano gli atteggiamenti deviati di un criminale?

C’è qualche forzatura qua e la nel romanzo, ma comunque è un buon thriller che fa esattamente quello che dovrebbe fare.

Gli altri due titoli sono della stessa autrice, Jeong Yu Jeong, che si è guadagnata in patria il titolo di “regina del crimine” e anche in questo caso ho sentito spesso chiamarla “la risposta coreana a Stephen King”, ma anche in questo caso ribadisco il mio disappunto a questi confronti.

Jeong Yu Jeong ha una storia particolare. Fin da ragazza sogna di diventate scrittrice, ma la madre è fortemente contraria e quindi lei accantona questo desiderio per studiare infermieristica e intraprendere un percorso di aiuto e cure sia in ospedale che in centri di sostegno. Lavorare a stretto contatto con certe realtà ha probabilmente segnato il percorso che poi decide intraprendere e soprattutto il suo stile. All’età di 36 anni decide di lasciare il lavoro e dedicarsi completamente alla scrittura e da subito dimostra molta spontaneità nel genere crime. È una scrittrice scrupolosa, molto attenta alla cura dei dettagli per i quali dedica molto tempo alle ricerche già in fase embrionale della storia. Molto importanti nelle sue narrazioni sono i luoghi, sempre di finzione e che crea lei, costruendone con cura quasi ingegneristica ogni particolare. Dei due romanzi di cui vi parlerò adesso, uno è tradotto in italiano edito da Feltrinelli e sinceramente spero che venga tradotto altro perché merita molto.

Seven Years of darkness

È un thriller psicologico molto dark e farcito di segreti, vendette, abusi, bugie e colpi di scena del quale è difficilissimo parlare senza rivelare troppo perché la storia è davvero ricca di elementi, quindi mi limiterò a dirvi lo stretto necessario. Ne è stato tratto anche un film nel 2018, ma non l’ho ancora visto.

Inizia con il ritrovamento del cadavere di una ragazza nel lago Seryong. Partono delle indagini che tireranno fuori una serie di giochi alla corsa al colpevole e di persone che hanno qualcosa da nascondere. Le indagini terminano con un colpevole, che viene quindi arrestato.

Sette anni dopo, il figlio del colpevole, che nel frattempo ha una vita infernale nella quale viene continuamente additato come il figlio dell’assassino, riceve un pacco che come un vaso di Pandora rivelerà un’altra verità che non è affondata in quel lago e che metterà in serio pericolo anche la sua vita.

Io mi fermerei qui perché il rischio spoiler è davvero altissimo. La trama è molto intricata e l’autrice con grande abilità riesce a creare delle situazioni e delle atmosfere malate e profondamente laceranti. Fino a dove si può spingere una persona per proteggere il suo mondo?

Le origini del male

Questo è l’unico suo titolo tradotto in italiano come vi dicevo prima e per il quale, non ho capito bene perché, è stato cambiato il titolo, quello inglese ” The good son” è decisamente più fedele all’originale, ma vabbè scelte editoriali.

È un thriller malatissimo che vi prometto non metterete giù fino a quando non leggerete l’ultima parola.

Yu Jin ha 26 anni ha perso il padre e il fratello maggiore e vive con la madre e il fratello adottivo. Una mattina si sveglia nella sua stanza terrorizzato, completamente sporco di sangue, tutto ciò che ha intorno è sporco di sangue e al piano di sotto sua madre è compostamente sdraiata a terra con la gola tagliata. Lui ha in testa il vuoto più totale e non ha assolutamente idea di cosa sia successo. Sa, però, perché non si ricorda nulla, la causa sono le medicine che deve assumere per curare la sua epilessia emersa dopo la perdita del padre e del fratello e che gli causano degli effetti collaterali terribili, tra cui forti emicranie, rabbia violenta e vuoti di memoria. Sa per certo di essere uscito la sera prima nonostante il rigidissimo coprifuoco della madre che gli impone proprio per evitare che si ritrovi in situazioni spiacevoli. Lui, per questo, odia prendere quei farmaci, ma non c’è modo di convincere la madre o la zia ovvero la psichiatra che lo ha in cura, a sospendere questa terapia. Nel momento in cui il ragazzo trova la madre morta inizia a fare supposizioni sconclusionate e porsi una serie di domande per ricostruire la memoria e magari anche l’accaduto. Il cuore del romanzo è il viaggio che Yu Jin fa dentro se stesso, un viaggio terrificante in cui deve fare i conti con se stesso, col male, con un passato che lo perseguita, un fratello perfetto, in carriera, brillante amato da tutti e una madre che tra una preghiera e un coprifuoco cerca di proteggere i suoi figli.

Ancora una volta l’autrice maneggia gli oscuri antri della mente umana, quell’angolino che si nasconde in ogni essere umano e che spaventa più di ogni altra cosa. Si dimostra fenomenale a descrivere non solo le scene che risultano vividissime (a volte anche troppo quindi se siete sensibili tenete conto) ma anche a farti provare esattamente quello che vuole lei e quando lo vuole lei e a questo proposito vi lascio con una frase con la quale lei stessa si descrive:

“Vorrei diventare una scrittrice che rapisce il lettore con tumulti emotivi per tutta la notte e che all’alba lascia il cuore palpitante”

Per quanto mi riguarda ci riesce già.

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