Jeju 4.3

La storia coreana come ormai abbiamo imparato a capire, è segnata da diversi momenti di lotta e resistenza. Che sia a causa di forze esterne, interne, o da una combinazione di entrambe, il risultato porta sempre a eventi tragici, che con fatica tirano le somme nel tempo e affondano le radici in una molteplicità di situazioni.

La parola rivolta sembra quasi intrinseca nel popolo coreano e di esempi ne abbiamo molti, forse troppi perché la seconda parola che spesso si associa a queste rivolte è massacro.

Oggi 3 aprile, si ricorda quello che è passato alla storia come il massacro di Jeju. Una rivolta che dal marzo 1948 fino a maggio del 1949 e oltre, porterà a contare una quantità di vittime che si fatica a stimare con certezza, partendo da quelle certificate che sono 14.373, ma stimandone il doppio forse addirittura 60.000. Numeri impressionanti, che ti girano negli occhi così velocemente da non essere in grado neanche di pensarli.

Ora come sempre cerco di darvi un po’ di contesto storico per inquadrare meglio i fatti.

La seconda guerra mondiale è finita da una manciata di anni e con questa anche la dominazione giapponese in Corea. Tre anni son troppo pochi per un paese che per 30 di anni ha vissuto sotterrando e nascondendo la propria identità e che con fatica lottava per non soccombere. La Russia e gli Stati Uniti lo sanno molto bene e capiscono che la loro presenza sul territorio va impostata subito.

Questo porta al palcoscenico che spesso vi ho descritto in cui la Russia si sistema al Nord e gli stati Uniti al sud della penisola, che non ha neanche il tempo, ne la forza di rendersi conto di cosa stia succedendo.

Nel 1946 la Russia crea al nord un consiglio popolare con a capo Kim Ilsung e gli americani in risposta un consiglio democratico al sud di impronta capitalista. Serve un volto da dare a questo consiglio e lo trovano in un candidato perfetto, Rhee Syngman che non aveva mai nascosto la sua vena fortemente anti comunista diventando presidente del governo provvisorio. Rhee già all’epoca aveva progetti ben precisi che comprendevano la riunificazione della penisola attraverso l’uso della forza e la conseguente eliminazione dei comunisti. Anche il nord non perdeva tempo e il leader Kim iniziava a tracciare il cammino per fondare il suo stato sui principi del socialismo indottrinando il popolo e imponendo l’esercito.

La Corea non è ancora divisa eppure già si scorge all’orizzonte il destino che l’aspetta.

Al sud, iniziano numerose proteste rumorose soprattutto da chi sostiene un politica di sinistra, proteste come quella di Daegu in cui Park Honyong leader della formazione comunista del sud, è costretto a fuggire al nord per non essere catturato.

Questo è il clima che sfocia negli eventi tragici dell’Isola di Jeju che si ricordano nella data di oggi, ma prima di arrivare ad aprile 1948 dobbiamo fare ancora una sosta. 

the plaza of the general strike Kang Yo Bae

Ci fermiamo al 1 Marzo 1947, una data importante quella del 1 Marzo per la Corea intera. Una data che segna uno dei tanti momenti di rivolta e massacro di cui parlavo all’inizio. Si commemora il movimento del 1 marzo 1919 e a Jeju durante la celebrazione si decide di dimostrare il proprio dissenso e incitare la creazione di un’indipendenza senza il controllo degli Stati Uniti. Quale data migliore per rimarcare il desiderio dei coreani di indipendenza?

La polizia non è dello stesso parere e irrompe tra la folla uccidendo un ragazzino. La folla a questo punto insorge e inizia una guerriglia che porta alla repressione che uccide altre 6 persone tra cui una donna con il proprio bambino che è diventata il simbolo di quel giorno.

Il partito laburista di Jeju capisce che è il momento di agire e di utilizzare l’influenza sul territorio per iniziare uno sciopero nazionale e una serie di proteste per chiedere delle scuse ufficiali da parte della polizia  che risponde non solo arrestando i leader del partito, ma anche tutti i cittadini che prendevano parte alle proteste indistintamente. Il governo fatica a gestire le rivolte che si fanno sempre più rumorose e per mantenere il controllo, gli Stati Uniti inviano il colonnello Brown in qualità di comandante per cercare di diminuire l’influenza sovietica sull’isola confermando la forza esclusiva per un governo capitalista.

Arriviamo così al 1948 con il partito laburista che continua la sua rivolta contro la polizia, ma a questo punto sposa anche la protesta contro la risoluzione Onu che nel novembre 1947 annuncia l’elezioni del 10 maggio successivo, le prime elezioni “democratiche” in Corea, che forse di democratico avevano solo il nome vista la situazione e i protagonisti.

“Oppressione significa resistenza. L’esercito ribelle protegge le persone e sta con loro. Caro ufficiale con coscienza! Se non vuoi resistenza dell’esercito, schierati con l’esercito ribelle” 

Questo è il contenuto della lettera provocatoria giunta agli ufficiali di polizia insieme alla sommossa del 3 aprile 1948 contro l’occupazione militare americana e con l’aggravante accusa alle forze dell’ordine locali di aver agevolato anche la dominazione giapponese prima. 

È vero che l’influenza del partito laburista era forte, ma è vero che anche questa rivolta non era finanziata dai comunisti del nord, come dicevano gli americani, ma era una rivolta portata avanti anche da studenti, intellettuali e da contadini che non avevano certo le armi dell’esercito. Quello che ne consegue è violenza e sangue.

the terrible inspection Jun Li

Dal 10 maggio, giorno delle elezioni, la rivolta riprende e Jeju rimane l’unico posto in cui quelle elezioni furono annullate per insufficienza di voti, nonostante la costrizione al voto di Rhee. 

Lo scenario di quei mesi è quello della guerra, in cui i gruppi ribelli si ritirano sulle montagne per resistere e le truppe governative sulla costa, dichiarando anche che chiunque fosse stato avvistato a più di 5 km dalla costa sarebbe stato considerato un ribelle e fucilato. 

Siamo a novembre 1948 e morti, su morti, su altri morti si ammucchieranno in diverse zone dell’isola fino all’ultimo colpo di coda dell’esercito governativo del giugno 1949 con l’arrivo di nuovi battaglioni, che mettono la parola fine alla resistenza il 17 agosto 1949 con l’uccisione del leader dei ribelli.

Quello che però emerse anni dopo è uno scenario spaventoso in cui sarebbero stati insabbiati, villaggi incendiati, stupri e altri omicidi.

Solo nel 2006 e quindi si parla di 60 anni dopo, il governo porgerà le scuse ufficiali per l’accaduto assumendosi la responsabilità  di aver sostenuto il massacro. 

Quando possibile cerco di consigliarvi qualcosa da guardare e in questo caso c’è un bellissimo film del 2012 che si chiama “Jiseul”. Narra di un gruppo di persone di un villaggio che si rifugia per 60 giorni in una grotta per sfuggire all’esercito dividendo prima il cibo e le speranze e poi la fame il freddo, i dubbi e la paura. Il valore aggiunto del film è la scelta di utilizzare un cast interamente originario dell’isola che secondo me da ancora più significato alla storia.

Rhee Syngman quel 10 maggio 1948 le elezioni le vinse e nelle prime elezioni democratiche coreane forse chi ne uscì sconfitta fu proprio la democrazia.

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