La nascita della letteratura coreana moderna: chi, come e perché.

Quando decisi di aprire Hyangak Soul, prima su instagram e poi con il blog, sentivo l’esigenza di creare un luogo in cui incanalare la mia passione per la cultura coreana, ma non avevo un percorso definito che avrei voluto percorrere, ho semplicemente lasciato che la strada si illuminasse da sola passo dopo passo. Spesso non sono io a scegliere gli argomenti da trattare, sono loro che emergono spontaneamente, io semplicemente li assecondo e inizio a scrivere. 

Nel tempo questo cammino senza mappa, ha fatto emergere quelli che sono gli aspetti e le discipline che maggiormente rispecchiano la mia passione e che inevitabilmente ora occupano più spazio. Tra questi ci sono la letteratura e la storia così, quando riesco ad unirle, oltre a complicarmi la vita, mi diverto moltissimo.

Mi piacerebbe, un pezzo alla volta, introdurvi gli autori che hanno segnato in diversi modi la storia della letteratura coreana, come l’hanno influenzata, cambiata, rinnovata e parlarvi di come la storia abbia attraversato questi cambiamenti e le vite degli autori.

Ma anche le incoerenze, le diverse visioni, i contrasti, conseguenze di una storia complessa e ricca come quella della penisola coreana, che hanno portato alla luce dei capolavori immortali.

Le rivalità in particolare rendono ancora più interessante lo scenario letterario perché, pur essendo figlie dello stesso tempo, fanno emergere quelle che erano le visioni della società, come un gioco di specchi in cui ogni riflesso mostra un aspetto.

Lo spaccato di cui parliamo oggi è quello della nascita della letteratura coreana moderna e le figure centrali che hanno contribuito al riconoscimento di questa come tale, con uno sguardo più ampio a colui che è riconosciuto come il padre della letteratura moderna, Yi Kwang Su e che è forse la personalità più controversa della storia letteraria coreana.

Ma come sempre cerchiamo prima di tutto di dare una collocazione temporale ai fatti e contestualizzare lo scenario nel quale ci muoveremo oggi.

Il romanzo considerato capostipite della letteratura moderna coreana per tematiche, stile e forma è Mujong (senza cuore) del 1917, ma per capirne il motivo è necessario contestualizzare e aprire una pagina precedente di storia.

Ci spostiamo nella seconda metà del XIX secolo, periodo in cui una serie di situazioni portano all’apertura delle frontiere coreane permettendo così l’ingresso di culture straniere. 

Taewongun

Il primo di questi episodi è l’accantonamento nel 1873 del Taewongun. Taewongun è un titolo che fu riservato al reggente Yi Ha Ung, ovvero il padre dell’allora Re Gojong (che sarà l’ultimo Re della Dinastia Joseon e primo Imperatore di Corea). Taewongun portò avanti una serie di riforme per incrementare lo sviluppo politico e militare, ma rigorosamente interni, senza l’influenza di nessuna potenza esterna. Era quindi colui che difendeva la chiusura delle frontiere.

Queen Min
Gojong of Korea

Un intellettuale, Ch’oe Ikhyon, con il sostegno della Regina Min, iniziò una forte campagna di opposizione al potere del Taewongun coinvolgendo diverse sfere politiche e convincendo il Re ad accantonarlo per prendere lui stesso il potere effettivo. Messe da parte le politiche di chiusura, la Corea era pronta a pensare ad una possibile apertura delle frontiere che arrivò con la forza nel 1875 con l’attacco pianificato del Giappone (che aspettava uno spiraglio di apertura), l’ingresso delle nave Unyang in acque coreane, la conquista della fortezza Ch’oji e il conseguente trattato di Kanghwa nel 1876, primo passo che condurrà alla colonizzazione della penisola coreana nel 1910, sfruttando anche l’inesperienza della Corea nelle politiche internazionali e i contrasti interni dei conservatori sostenitori del Taewongun.

Dalla fine del ‘800 quindi iniziarono una serie di viaggi e scambi (senza entrare nel merito delle battaglie per non dilungarci troppo) che condussero diversi studiosi stranieri in Corea e coreani all’estero con una conseguente scoperta di nuove prospettive di sviluppo e modernizzazione. Si scatenarono accese discussioni su come affrontare questa nuova prospettiva tra chi sosteneva l’ingresso di nuove culture per rafforzare la propria e chi temeva una contaminazione troppo profonda con una conseguente perdita dei propri valori. La letteratura chiaramente non fu estranea a questa nuova visione, anzi diventò uno dei mezzi chiave con il quale si svilupparono nuove forme di pensiero e la revisione dei concetti legati al confucianesimo che ha dominato l’epoca Joseon.

Mentre vento nuovo soffiava, il destino della penisola coreana era già stato scritto e calcolato e nel 1910 fu annessa all’impero giapponese, che la dominerà fino alla fine della seconda guerra mondiale.

Questo periodo vede l’accrescersi di movimenti nazionalisti e concetti come quello di Minjok, un concetto nato in realtà da un neologismo giapponese nel primo periodo Meiji, ma che si divulgherà in Corea in seguito al protettorato del 1905, come concetto di “razza coreana”, quindi di coreani come costituenti di una nazione con una cultura propria e ben distinta e lontana dal pensiero coloniale che voleva la Corea discendente dalla stessa radice etnica giapponese. 

La società era dunque divisa tra le influenze occidentali e l’occupazione giapponese con l’intento di eliminare l’identità coreana.

Il concetto di Minjok e d’identità nazionale diventò il motore della resistenza e l’arma dei letterati che tramite le loro opere e i loro saggi riflettevano il sentimento di un popolo in un difficile e confuso momento storico.

Iniziamo adesso a parlare di alcune delle figure letterarie rappresentative del periodo e partiamo da quella considerato il pioniere della letteratura coreana moderna e che racchiude tutta la confusione della Corea della prima metà del ‘900.

Yi Kwang Su

Yi Kwang Su nasce nel 1892 a Chongju, rimane orfano a 10 anni, ma considerato già particolarmente acuto ed intelligente viene cresciuto dagli abitanti del villaggio in cui viveva e i suoi studi sovvenzionati dalla comunità Cheondogyo (una corrente religiosa nata in Corea a cavallo tra XIX e XX sec). Questo gli permette di studiare a Tokyo (come spesso accadeva tra i letterati più rinomati) a partire dal 1905 e di laurearsi in filosofia. Durante i suoi anni di studio in Giappone si avvicina alla letteratura moderna degli autori occidentali e ne rimane folgorato essendo estremante diversa dalle opere alle quali era abituato e con le quali fino a quel momento si era formato. È così che, totalmente rapito, decide di dare una nuova forma alla letteratura coreana, più contemporanea che parlasse dei problemi attuali, che incarnasse i sentimenti e i bisogni di quel preciso momento. Da questa spinta, il primo romanzo coreano moderno riuscito “Mujong” vede la luce nel 1917. Un romanzo che sembra quasi di stampo autobiografico con un protagonista, Yi Hyongshik, che fa l’insegnate e si sposta tra Seoul e Tokyo forte del suo animo modernista. 

La grande innovazione sta nella forma e nei contenuti i con i quali Yi Kwang Su mette completamente in discussione il sistema tradizionale, introducendo temi come l’amore libero in forte contrasto con la pratica comune dei matrimoni combinati dai genitori e nei quali i figli non avevano voce in capitolo, oppure l’attenzione ai bisogni dell’individuo in quanto entità unica, la realizzazione personale. Ed è proprio di questo che parla Mujong, che pur avendo una trama semplice, tramite lo sviluppo dei personaggi, della loro personalità, le scelte che faranno, Yi Kwang Su parla della necessità di svincolarsi dal passato e dai suoi dogmi per aprirsi alla modernità, a nuove forme d’amore, che in questo caso è un triangolo amoroso usato come espediente per diffondere nuovi valori soggettivi per una società “illuminata” ed è proprio questo illuminismo che i letterati iniziano a divulgare.

Yi Kwang Su è anche un attivista nazionalista, prende parte alla stesura della dichiarazione d’indipendenza del 2 febbraio che precede quella del 1 marzo 1919 che darà vita al movimento del 1 marzo e le rivolte. 

In seguito al fallimento delle rivolte, Yi, essendo anche molto attivo anche nel giornalismo, viene spedito a Shanghai dove era stato istituito il governo provvisorio nazionalista coreano. Sono moltissimi gli articoli e i saggi che scrive criticando anche non troppo velatamente l’imperialismo giapponese. Quella di Yi Kwang Su era però è una vita in preda al tormento, in continuo fermento letterario, monta teorie per smontarle poco dopo e così spinto dal successo raggiunto in quegli anni con i suoi scritti, tra novelle e saggi, si allontana dalla politica a partire dal 1920 per diventare sempre meno attivo fino al completo allontanamento dopo essere stato imprigionato nel 1937. Ma la cosa che tramutò il suo destino, che sembrava essere quello di un leader di successo, in un traditore è il completo ribaltamento di pensiero che lo condusse a sostenere in maniera anche evidente la propaganda filo-giapponese.

Qui c’è però da fare una precisazione, perché non era poi così strano che intellettuali imprigionati per essersi esposti contro l’imperialismo, in seguito ridimensionassero la loro condotta, questo a causa di minacce e offerte spesso non contrattabili. Quello che però colpisce gli studiosi, è la fermezza con la quale Yi sembra sposare i principi imperialisti e affermare la grandezza dell’imperatore giapponese che tanto aveva contrastato negli anni precedenti. Scrivendo addirittura odi ai soldati di origine coreana nell’esercito giapponese. Spesso gli studiosi si sono domandati se questo cambiamento sia frutto della prigionia del 1937. Si è ipotizzato si fosse illuso pensando ad una reale collaborazione che potesse assicurare alla Corea un posto migliore nel progetto di espansione giapponese, ma le domande e i tentativi di giustificazione non hanno aiutato a recuperare la sua immagine. Inizia così il declino del padre della letteratura moderna coreana che fu allontanato dai circoli letterari e ancor di più dopo la liberazione nel 1945, venendo infine arrestato in quanto collaborazionista nel 1949.

Verrà avvistato per l’ultima volta in una prigione nordcoreana nel 1950 per poi morire poco dopo in Corea del Nord. 

Amato, odiato, nazionalista, traditore, tutto e il contrario di tutto, Yi Kwang Su è stato senza ombra di dubbio colui che, nel bene e nel male, ha incarnato la confusione, la forza e lo smarrimento della Corea del primo ‘900.

Kim Tong In

Chi ha preso nei confronti della letteratura una posizione completamente differente da quella di Yi Kwang Su, è uno dei suoi rivali e contestatori, Kim Tongin, che voleva sì abbandonare gli stili narrativi tradizionali, ma aveva un approccio all’arte come forma indipendente e non accademica. Considerato pioniere della narrativa naturalista, contestava l’utilizzo della letteratura come mezzo di comunicazione fine a se stesso, come una fredda riproduzione della società e promuoveva il processo creativo che doveva essere la base della costruzione del mondo letterario. L’estetica è indipendente ed è primaria rispetto alla mera trasposizione della realtà. 

Nato nel 1900 a Pyongyang da una famiglia proprietaria terriera ebbe anche lui la possibilità di studiare in Giappone all’accademia di belle arti di Tokyo che però abbandonò per dedicarsi alla carriera di scrittore non perdendo occasione di criticare i lavori dei colleghi “didattici” come li chiamava lui, Yi Kwang Su per primo. 

Anche Kim affronta temi fino a quel momento assolutamente inediti, come il sesso e i disagi sociali, ma i suoi protagonisti sono tormentati, con un’aura maledetta, mossi da profondi tumulti interiori che li conduce alla follia pur di rincorrere la perfezione dell’arte. Come il protagonista di “Sonata Appassionata” che commette ogni tipo di azione degenere pur di comporre la musica perfetta. Ci sono immagini molto forti, più crude, emozioni che vivono nell’animo umano soprattutto in determinate condizioni di disperazione e sofferenza. Simbolo di questo è la protagonista del suo racconto più famoso “Potato” che vittima della miseria, sprofonda sempre di più dopo essere stata venduta e condannata ad una vita matrimoniale logorante che la porterà a perdere ogni morale.

Il suo approccio alla decadenza è evidente e si discosta molto dallo stile di Yi Kwang Su.

Non mancarono gli scivoloni e le contestazioni anche per Kim Tong In, che nel 1939 prese parte ad una spedizione in Manciuria promulgata dall’impero giapponese, ma anche lui visse il carcere sempre per mano dell’impero. Questo per sottolineare quello che dicevo prima sulla non estraneità del mondo letterario a momenti di sbandamento, seppur spesso obbligati.

Anche la vita dei due scrittori fu differente, mentre Yi ebbe inizialmente successo e fortuna economica, Kim era malaticcio e povero, ma entrambi sono stati menti raffinate che hanno messo le basi per la letteratura coreana come la conosciamo oggi.

Hyun Jin Geon

Un terzo nome che vorrei brevemente citarvi è quello di Hyun Jin Geon che pose le basi del romanzo realista, nato nel 1900 a Daegu, formatosi tra Tokyo e Shanghai è considerato uno degli scrittori dallo stile più raffinato. Anche le sue opere, composte soprattutto da racconti brevi, pongono l’accento sulla modernità, ma soprattutto sul disorientamento che la condizione della Corea vive tra l’occupazione e l’oppressione giapponese col malessere che ne consegue e la necessità di stare al passo con la modernizzazione occidentale. L’individuo perde i punti cardinali della propria esistenza e non riesce più ad orientarsi nella società. Anche lui alternava la scrittura di racconti al giornalismo e ha contribuito in modo sostanzioso alla divulgazione e lo sviluppo della letteratura moderna. Sperimentava molto tra i generi letterari, inizialmente addirittura si avvicinò alla fantascienza che però abbandonò subito e fu innovatore introducendo il narratore in terza persona. 

Di nomi da fare ce ne sarebbero altri, ma questi sono quelli dai quali ho pensato di cominciare perché danno, secondo me, una panoramica degli approcci letterari agli albori della letteratura moderna. 

Mi fermo qui, questo però è solo l’inizio perché ci saranno altri articoli in cui prenderemo in esame altri autori, altri contributi, le autrici fondamentali e parleremo anche dell’evoluzione della poesia e della musica nel ‘900 coreano, ma non solo ‘900. 

Come di consueto ringrazio spassionatamente i coraggiosi che sono arrivati fino a qui e vi saluto sperando di aver in qualche modo alimentato la vostra voglia di approfondire non solo questi autori, ma la letteratura coreana in genere (la mia è una missione ormai). 

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