Shin Saimdang e la sua arte contro il tempo

Maneggiamo ogni giorno banconote con sopra l’immagine di personaggi storici inconsapevoli, che hanno in qualche modo cambiato il corso della storia stessa o che hanno contribuito ad arricchirla, ma questo quasi sempre gli viene riconosciuto molto tempo dopo.

È esattamente il caso dell’artista, poetessa e calligrafa rappresentata dal 2009 sulla banconota da 50 mila won, Shin Saimdang. Mentre oggi passa attraverso lo sguardo di tutti coloro che acquistano qualcosa, magari dei biglietti per andare a vedere la sua arte in esposizione, un biglietto del treno per visitare i luoghi in cui ha vissuto e creato i suoi lavori o un libro che racconta la sua storia, durante la sua vita e nel suo tempo, ha dovuto relegare le grandi doti artistiche all’ambiente domestico o, nonostante la considerazione del mondo critico e letteraio, rimanere un nome nell’ombra.

Nelle fonti arrivate a noi del periodo Joseon, nel quale ha vissuto, solo 17 donne sono state registrate e stiamo parlando di un periodo lungo cinque secoli. Tra queste diciassette un ulteriore taglio è da fare, perché  solo cinque sono state accreditate dal mondo artistico attuale.

Il periodo Joseon è caratterizzato dai fondamenti del confucianesimo e secondo il suo codice comportamentale l’attività delle donne, anche se appartenenti alla classe Yangban (data dal ramo maschile della famiglia in quanto la classe alla quale appartenevano i funzionari, militari e proprietari terrieri), rimanevano circoscritte alla famiglia e non distanti dai luoghi di residenza. Era dunque sconveniente anche solo immaginare la divulgazione di opere d’arte o letterarie firmate da una donna, oltre a non essere loro concessa un’alta istruzione.

Il ruolo principale della donna era quello di moglie e madre amorevole, l’espressione di forme artistiche era consentita solo alle Kisaeng per intrattenere le classi più alte. 

Infatti la fonte principale dalla quale gli studiosi contemporanei hanno cercato di ricostruire la sua vita privata e artistica, sono le annotazioni del figlio, noto letterato, o i registri dei componenti maschili della famiglia, quindi attraverso i racconti della moglie e della madre che fu, tra cui appunto il merito di aver dato alla luce l’illustre Yulgok conosciuto anche come Yi I, anche lui rappresentato su una banconota, quella da 5000 won (quando si dice una famiglia prodigiosa) e uno dei fondamentali studiosi confusioni dell’epoca. Piccola curiosità, Yolguk è un soprannome che deriva dal villaggio in cui hanno vissuto, nei pressi dell’attuale Paju che è tuttora considerata la città cuore della letteratura, ospitando le abitazioni di moltissimi scrittori che la scelgono per lo stile di vita tranquillo e motivante. Oltre a Yolguk anche gli altri figli hanno ereditato il suo grande talento, che esprimevano in vari campi artistici dalla pittura alla poesia. Padroneggiavano lo stile di riferimento in quel periodo dei pittori letterati, caratterizzata da soggetti conosciuti come “ i quattro gentiluonmini” considerati il massimo dell’espressione artistica di alto livello con significati specifici nella vita confuciana e gli artisti potevano quindi omaggiare qualcosa o qualcuno attraverso la presenza di questi “codici” pittorici (bamboo, fiore di pruno, orchidea e crisantemo).

Nonostante le poche fonti, cerco di raccontarvi qualcosa di più di questa straordinaria artista.

Shin Saimdang nasce nel 1504 in una famiglia nobile che ha annoverato nei suoi registri diversi generali a partire dal periodo Koryo.

Tuttavia il suo vero nome ad oggi rimane un mistero, si ipotizza Shin In Seon, ma non vi è nessuna certezza. Il motivo è chiaramente rintracciabile nel contesto ed è lo stesso che abbiamo espresso prima, era una donna e quindi il suo nome non è registrato, Shin Saimdang è uno pseudonimo.

Saimdang è un soprannome che le è stato dato dal padre per tributare “Tairen” che secondo il codice confricano era considerata l’emblema della madre e della moglie saggia nonché madre di re Wan della dinastia cinese Zhou.

Nonostante i limiti e le chiusure dettate dal periodo storico, Shin Saimdang ha sempre avuto il sostegno della sua famiglia che le ha insegnato a leggere il cinese classico e l’ha introdotta alla letteratura. Era l’unica figlia e questo ha fatto si che il nonno e il padre le dessero l’istruzione che normalmente era riservata ai figli maschi. Anche dopo il matrimonio non le mancò il sostegno del marito, in epoca Joseon era consuetudine che dopo il matrimonio la moglie vivesse nella casa della famiglia dello sposo, ma lei per sua richiesta continuò a vivere nella casa dei suoi genitori e questo le diede un’insolita libertà creativa che non ha mai potuto divulgare pubblicando a suo nome, ma che non ha mai abbandonato, anzi ha difeso con grande forza. Ad oggi, nonostante dai documenti emerga  la sua immagine di madre, è indubbiamente la sua arte che risuona in modo potente tanto da essere un punto di riferimento per lo studio dell’arte del primo periodo Joseon che scarseggia di materiale di studio.

Ritratto di Shin Saimdang eseguito da YI Yong U

I soggetti che prediligeva erano piante, insetti, fiori e uccelli.

Ha dipinto anche dei paesaggi, seppur in minor numero e soprattutto basati su altri dipinti che osservava, in quanto difficilmente la sua posizione le permetteva di allontanarsi sola per osservare paesaggi e dipingerli.

Fin dalla tenera età e solo per sua propensione naturale, inizia a dipingere imitando soprattutto i dipinti del grande maestro del suo tempo Ahn Gyeon. Crescendo ha affinato da sola, studiando e osservando, riproducendo e ricercando un suo stile ben preciso e riconoscibile, piccole scene naturali molto realistiche. Si narra infatti che le sue opere fossero così particolareggiate che una gallina provò a catturare un insetto dipinto in una delle sue opere beccandola ripetutamente. Che questo sia vero o no, esprime bene quello che era il carattere del suo stile realistico. 

È stata anche una calligrafa molto raffinata e alla fine dell’epoca Joseon un letterato, Yoon Jong Eui, replicò proprio la sua calligrafia perché particolarmente colpito dall’eleganza e dalla cura. Oggi sono custodite nella casa Ojukheon dove viveva l’artista.

La maggior parte delle opere di Shin Saimdang hanno un’immagine centrale che è quasi sempre una pianta (soggetto dominante), degli insetti in volo (spesso farfalle) e altri animali sul terreno sottostante, ma a lei sono state accreditate anche opere in cui sono presenti i quattro gentiluomini che vi ho nominato prima e che per tradizione era esclusivamente stile dei letterati, quindi uomini.

Emerge anche una grandissima capacità di utilizzare i colori in soggetti che sono molto semplici e questo arricchisce ulteriormente l’opera dandogli vita.

Un esempio è la serie “erbe e insetti” su un paravento composto da otto pannelli e che indubbiamente è la sua opera maggiormente conosciuta e studiata.

Questo tipo di impostazione oggi è riconducibile a lei per la sua particolarità, come una firma stilistica, ma è altrettanto vero che fonti non dirette rendono complicata una classificazione precisa e crea molto dibattito. C’è grande stupore su come sia possibile che una donna del suo tempo abbia potuto elaborare certe tecniche strettamente legate alla pittura dei letterati, ma è maggiore l’ammirazione per un talento evidente e talmente grande da opporsi a quella visione figlia del sue tempo e da potersi permettere che anche gli studiosi lasciassero traccia di lei nel loro racconto della storia per farla arrivare fino a noi.

C’è un drama del 2017 che potete trovare su Viki ispirato dalla sua figura, “Saimdang, Light’s Diary”, ma ve lo nomino più che altro a titolo informativo. Dipende molto da quello che vi aspettate di trovare. Se siete curiosi di vedere un kdrama intrigante che si divide tra il passato e il presente creando suggestioni e connessioni con la storia e misteri da svelare è piacevole, ma a livello storico c’è molto poco di reale sulla figura di Shin Saimdang e anche le opere di cui si parla per lo più sono di fantasia, ad unico servizio della trama, così come lo sono alcuni personaggi a lei legati. 

Capisco che il mito di questa artista e il velo di mistero che la circonda dovuta alla scarsità di fonti dirette sia allettante per la creazione di sceneggiature quanto più fantasiose, ma secondo me chi si approccia senza sapere molto e pensando di trovare la sua storia, potrebbe confondersi. Quindi inventare si, ma qui forse si esagera un pochino. D’altro canto però ci sono diversi spunti sulla vita in epica Joseon che possono incuriosire e magari portare ad un approfondimento successivo.

Nel drama un dipinto paesaggistico (immaginario) viene ritrovato nel presente e attribuito a An Gyeon, ma qualcosa non torna, pare essere un falso e nascondere qualcosa di più grande. 

Tra le tante disavventure la protagonista, una studiosa dell’arte, viene in possesso del diario di Saimdang e in Toscana, nascosto dietro uno specchio, trova un dipinto che ritrae una giovane donna. Tutto sembra collegato e da qui, con l’aiuto di un assistente, comincia la sua indagine tra le controversie che la condurrà in un tempo lontano, ma forse non così tanto.

È piacevole e coinvolgente, tra sogno e realtà, ma ripeto è molto romanzato.

Vorrei concludere invitandovi a fare una cosa. Se siete in Corea del Sud o se ci andrete, tenendo tra le mani una banconota da 50.000 won, fermatevi, guardatela e rivolgete un pensiero a questa grande artista che ha fatto della sua vita arte, il cui potere ha risuonato forte nelle pieghe del tempo in barba all’anonimato col quale ha sempre dovuto combattere.

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