Romance is a Bonus Book: il linguaggio pop e la letteratura

Quello che proveremo a fare oggi è un cammino in diversi sentieri incrociati. Partendo da un punto preciso, ci inoltreremo in diverse forme di letteratura e in diversi linguaggi.

La partenza è un kdrama ed è incredibilmente bello quando chi deve scrivere una sceneggiatura ha ben chiaro dove vuole arrivare con la scrittura e riesce perfettamente ad unire diversi mondi dall’interno, ma guardandoli dall’esterno. Utilizzando, quindi, specifici linguaggi propri di ognuno di questi mondi e convergendoli, riuscendo, in un unico linguaggio che è quello pop, tipico dei kdrama.

Il kdrama in questione è “Romance is a Bonus Book” che guardai diverso tempo fa, almeno un paio di anni fa direi, ma di cui non abbiamo mai davvero parlato in modo concreto perché volevo prima o poi affrontare il discorso da un punto di vista letterario, snocciolando diversi contenuti che il drama propone.

Perché secondo me “Romance is a Bonus Book” va guardato, soprattutto se siete attratti dal mondo letterario? Perché oltre ad essere intriso di letteratura e di citazioni, mostra il mondo editoriale dalla nascita di un libro fino al ritiro e alla macerazione. Come si scelgono le opere da pubblicare, i rapporti a volte anche complicati con gli autori, il processo creativo degli autori che porta alla nascita di una storia che poi arriva tra le nostre mani e di conseguenza COME questa arriva tra le nostre mani.

 Parla di libri, ma parla anche di lettori, delle loro abitudini, di come queste abitudini segnino il destino di un libro, soprattutto parla di quanto la letteratura spesso sia lo specchio dell’espressione umana. Con generi diversi, temi diversi e diversi linguaggi, ma in qualche modo sempre simile a chi sceglie quella storia e ci si rispecchia. 

Mi piace molto come in questo drama i libri vengano associati alle persone perché credo la lettura sia una delle forme più profonde di espressione di sé. 

Tutta la storia si svolge all’interno di una casa editrice che fa riferimento alla reale RHK che è un grande gruppo editoriale sudcoreano, per cui molti dei titoli che si vedono nel drama sono stati effettivamente pubblicati da RHK.

I temi sviluppati nella storia sono diversi e includono anche la posizione della donna all’interno del mondo lavorativo. La protagonista infatti è una donna adulta che ha rinunciato alla carriera per pensare alla famiglia e che nel momento in cui decide, anche per necessità, di voler riprendere in mano le redini della propria carriera, si ritroverà ad affrontare diversi ostacoli dovuti all’età, ad un laurea e una carriera che quasi sono un problema piuttosto che un valore aggiunto e all’opposto la pausa troppo lunga che l’ha esclusa da un sistema in cui il tempo non è amico. Insomma da qualunque punto di vista la si guardi la situazione sembra non avere una via d’uscita, fino al suo ingresso in questa casa editrice, rinunciando però, alla sua qualifica di studio.

C’è chiaramente anche l’aspetto romance, ma da un punto di vista decisamente più maturo e meno da sogno rispetto al canone classico, inserendo il tema della differenza d’età e dei rapporti sul lavoro. 

Ma al di là di tutto questo che è piacevole e frutto di una buona scrittura, quello su cui vorrei soffermarmi oggi è proprio la letteratura presente nel drama.

Nello specifico di un poeta che è profondamente legato ad uno dei protagonisti e di un autore che nel 1990 sconvolse la critica letteraria e diede inizio alla corrente postmoderna sudcoreana.

Il poeta è Na Tae Joo, durante tutto il drama le sue poesie saranno motore di azioni ed emozioni tra i protagonisti e la scelta di questo poeta incrociato all’attore Lee Jong Suk, il protagonista maschile, pare non essere proprio casuale, ma ci arriveremo.

Na Tae Joo nasce nel 1945 ed e un educatore (ormai in pensione) e uno dei pensatori e poeti più prolifici sudcoreani, uno di quei poeti contemporanei che si studiano a scuola. Inizia la sua carriera nel 1971 mentre già era insegnate in una scuola elementare. Nonostante la sua grande passione per la scrittura, non ha mai rinunciato alla sua professione di insegnate, anzi l’ha resa la maggior fonte d’ispirazione. L’approccio educativo con i bambini volto alla semplicità, è stato il principio che ha firmato il suo stile poetico. Poesie brevi che piuttosto di concentrarsi su strutture complesse, ideologiche e tradizionali si concentrano sull’esplorazione del sentimento nella sua semplicità, la descrizione della natura e dell’amore così come lo si percepisce, senza costruzioni. Semplice chiaramente non significa semplicistico perché parlare d’amore è forse la cosa più difficile si possa fare, ma il suo approccio è esattamente quello che potevano avere i suoi studenti scoprendo la bellezza nella forma di una nuvola o in un fiore. Questo approccio è cresciuto e si è fatto più complesso quando un evento nella sua vita ha inevitabilmente influenzato la sua poetica.

Nel 2007 il poeta ha combattuto contro una malattia che sembrava l’avrebbe portato alla morte, ma dalla quale invece è guarito. Questo lo ha convinto che lo scopo della sua poesia dovesse essere quello di urlare la voglia di vivere e di portare conforto là dove vive la sofferenza. Si sentiva un sopravvissuto e non poteva ignorarlo.  

All’interno del drama uno dei libri del poeta oltre al valore letterario che rappresenta è un simbolo del legame del protagonista con le persone più importanti della sua vita e questo, se ci pensate, è estremamente significativo perché esprime esattamente quello che è il principio che muove la poetica di Na Tae Joo, ovvero l’espressione del sentimento nella forma più personale.

C’è un ulteriore dettaglio che vi ho anticipato e vorrei portare alla vostra attenzione, ovvero il legame tra il poeta e l’attore Lee Jong Suk. Questo intreccio non è casuale. Lee Jong Suk infatti, ha già avuto a che fare con la poesia di Na Tae Joo, ha recitato i versi di “Wildflower” nel drama “School 2013”. Dopo quell’occasione, l’attore ha dichiarato di essersi sentito particolarmente colpito da quei versi e di aver sentito la necessità di approfondire la conoscenza con il poeta diventato una fonte di conforto per lui. Questo desiderio si è trasformato poi in una collaborazione. Nel 2016, infatti, esce un libro particolare che contiene una selezione di poesie di Na Tae Joo commentate da Lee Jong Suk. Ecco quindi che la presenza di entrambi in “Romance is a Bonus Book” da’ continuità a questo legame nonché ancor più significato e autenticità alla trama.

Il secondo autore presente nel drama e di cui vorrei parlarvi è Jang Jung Il.

Se c’è un autore che ha creato una spaccatura con le strutture letterarie precedenti agli anni ’90 è proprio lui, tanto da essere considerato il precursore della letteratura sudcoreana postmoderna.

Il suo è un linguaggio molto più spregiudicato, controverso, che si muove tra l’individualismo e la cultura pop. lo scopo è quello di dare voce ai sentimenti della nuova generazione, quella figlia degli anni ‘80, ma non tanto quella attiva politicamente e ideologicamente, quanto quella parte di giovani confusi e persi nel turbinio del finire degli anni ’80. Quella generazione che non sa cosa vuole e che non sa come muoversi per costruire il proprio futuro. Il romanzo simbolo è “When Adam Opens His Eyes” del 1990, tradotto anche in inglese vista la sua importanza.

Una storia che oggi chiameremo una “coming of age”, in cui l’autore narra le vicende di un ragazzo di 19 anni in un anno specifico della sua vita, dalla fine del 1987 con le prime elezioni democratiche, alla fine del 1988 dopo le olimpiadi di Seoul. Un ragazzo che dopo aver fallito l’esame di ammissione all’università che sembrava il suo unico obiettivo e non potendo quindi essere ammesso alla Seoul National University (punto di riferimento nell’ambiente accademico) decide di fermarsi per un anno e di sperimentare quello che la vita ha da offrirgli. Non ha interesse nella politica, non sente più la fretta di doversi affermare, le uniche cose a cui vuole pensare sono la musica, la scrittura e il sesso e tutto questo lo sperimenterà senza freni, arrivando anche a vendere il suo corpo per un giradischi all’avanguardia. Qui è evidente la provocazione e il contrasto tra le due anime della nuova generazione sudcoreana tra l’attivismo, l’importanza della carriera universitaria per garantirsi un posto nella nuova società e lo smarrimento di chi non riesce a sostenerlo.

Appena uscito, il romanzo divide in modo netto critica e pubblico, viene attaccato in modo feroce e considerato addirittura pornografico per la presenza di scene forti ed esplicite. Certo adesso per noi potrebbe non essere nulla di eclatante, ma se vi soffermate ad inserirlo nel suo tempo e nel contesto storico, non è difficile rendersi conto della portata di un romanzo del genere.

Ci sono molti simbolismi a partire dal nome del protagonista. Adam è il soprannome che gli viene dato da una sua amica e che in modo provocatorio vuole assumere un simbolismo biblico, ovvero Adamo che cacciato dall’Eden apre gli occhi in un mondo nuovo (da qui il titolo). Oppure l’ossessione del protagonista per un dipinto di Munch “ la pubertà” nel quale si riflette. 

I riferimenti musicali anche occidentali sono moltissimi e rappresentano la necessità di evasione dalla propria realtà. 

Insomma questo è un romanzo che smonta completamente la visione della letteratura fino a quel momento, crea una rottura aprendo strade mai percorse e che nonostante la fatica ad accettarlo e i guai che l’autore ha passato in seguito, è diventato una pietra miliare. Qualcuno addirittura si è spinto, forse esagerando un po’, a definirlo “il giovane Holden” coreano. Io forse mi terrei più contenuta, ma certo è che se volete farvi un’idea dello sviluppo della letteratura coreana nel corso del ‘900 è un libro da leggere. In italiano non è mai stato tradotto, ma l’edizione inglese si trova anche in ebook (io l’ho letto così).  

Nel 1993 ne è stato fatto anche un film che ha fatto scalpore tanto quanto il romanzo.

Questa è un una parte di quello che direttamente e indirettamente racchiude “Romance is a Bonus Book” che è la dimostrazione di quanto un drama, anche con il suo linguaggio pop, possa offrire materiale per capire e scoprire la cultura che rappresenta. 

Nella speranza di avervi incuriositi almeno un pochino, vi ringrazio fino alla prossima volta. 

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