Minjung: lotta e rappresentazione

“Solo il Minjung è totalmente nazionalista e solo il Minjung è totalmente democratico. Questa è la mia conclusione riflettendo sulla storia moderna coreana, che ha affrontato prove e fatto errori nella ricerca della soggettività (dello sviluppo storico)” 

Questa è una citazione che ho trovato su un libro che analizza e racconta il movimento Minjung dando un grande contributo alla comprensione delle risorse, ma anche delle contraddizioni della storia che vi si sono riflesse.

Il libro è “The Making of Minjung” di  Lee Nam Hee e la citazione nel dettaglio è una dichiarazione del 1985 di uno studente della Seoul National University, Kim Minsok, le cui riflessioni e la partecipazione al Sammintu, un comitato di lotta in mano alle organizzazioni studentesche basato sul concetto dei “tre min”: Minjok tong il (riunificazione della nazione), Minjung hae bang (liberazione del popolo) e Minju jaeng chui (lotta in nome della democrazia) gli sono costate una detenzione di cinque anni ( ma questo nel dettaglio è un argomento che affronteremo più approfonditamente in un altro momento). 

La citazione che ho riportato comprende una grande contraddizione, ma riflette il disordine all’interno di un ordine imposto, Il disordine è dato dalle variabili che in quegli anni hanno caratterizzato la società coreana e che ribellandosi all’ordine, cercavano di conquistare la propria soggettività. 

Quello della soggettività è un concetto molto importante quando si parla del movimento Minjung, ma per capirne il motivo bisogna intanto cominciare a capire cosa significa Minjung e da dove nasce il termine.

Minjung è un termine composto, ma è anche una realtà composta. Deriva dalla parola 인민 che significa “persone” e 대중 che significa “masse” quindi 민중 Minjung rappresenta le persone, le masse di persone e come dicevo prima è una realtà composta, ma in una visione collettiva.

Per questo Minjung è un termine estremamente politico.

Quali sono queste masse? Sono gli oppressi dai regimi militari e dittatoriali degli anni ’60, ’70 e ‘80, sono quelle categorie sfruttate, ma escluse dal gioco capitalistico durante l’industrializzazione frenetica sudcoreana. 

Minjung era un movimento sociale, nato dagli studenti e dagli intellettuali in quei decenni, che si è espresso sotto varie forme. Presente già dagli anni ’60 della rivoluzione d’aprile, ma raggiunge il suo culmine negli anni ’80 subito dopo il massacro di Gwangju che, come sostengo sempre, ha posato il primo mattone per la strada di lotta che avrebbe portato alla rivoluzione di giugno del 1987 e che si ricorda proprio oggi 10 giugno.

Di quello che è stata la rivoluzione di giugno e di come abbia aperto la strada alla democrazia abbiamo parlato già diverse volte, ma per cercare di creare un collegamento riprendiamo qualche momento chiave. Nonostante la volontà da parte del governo di 전두환 Chun Doo Hwan (con la complicità degli Stati Uniti) di eclissare il massacro di Gwangju del 1980 e silenziare i testimoni, la determinazione di portare a galla la verità ha alimentato il già forte sentimento di ribellione alla repressione del governo militare. La richiesta di elezioni democratiche, di libertà di espressione, ma anche libertà da un altro regime, meno evidente, ma più subdolo, quello del capitalismo americano che con la sua presunta alleanza, ha contribuito a fare della Corea il premio per i giocatori della guerra fredda. La crescente tensione culmina in rivolta il 10 giugno 1987 in seguito alla notizia della morte di due studenti. Il primo muore il 18 maggio 1987 durante un interrogatorio, le proteste in strada si intensificano e quando il 9 giugno Lee Ha Yeol (di cui si conosce una fotografia fortissima diventata simbolo) viene colpito da una granata lacrimogena che lo porterà alla morte mentre Chun Doo Hwan nomina 노태우 Roh Tae Woo suo successo escludendo nuovamente la possibilità di elezioni democratiche, la rivolta esplode il 10 giugno e prosegue fino al 29 giungo, giorno in cui Roh Tae Woo (per evitare che la reputazione del governo avesse conseguenze sulle imminenti olimpiadi di Seoul del 1988) cede e con una dichiarazione passata alla storia, si impegna a modificare la costituzione permettendo di andare a elezioni dirette alla fine dell’anno.

Immagine di Lee Ha Yeol colpito da un lacrimogeno presa dal libro “the making of Minjung” di Lee Nam Hee

Questo detto proprio in due righe, ma trovate diversi contenuti (soprattutto su instagram) in cui ne ho parlato meglio e vi invito a recuperarli.

Per l’anniversario della rivolta di giugno, quest’anno ho pensato di parlarvi di uno dei movimenti che maggiormente ha caratterizzato quegli anni di resistenza politica ed è appunto il Minjung.

Per la precisione si dovrebbe anche parlare degli anni ’70 e del governo di 박정희 Park Chung Hee con la sua fortissima industrializzazione, la forte censura e la repressione, che ha dato forma al disequilibrio economico e lo sfruttamento denunciato dai movimenti sociali.

La Corea nell’immediato periodo post coloniale alla fine della seconda guerra mondiale, non è stata in grado di ricostruire liberamente la sua identità sociale e politica, anzi con la spinta di forze esterne ha dovuto affrontare una concatenazione di tragedie a partire dalla divisione della penisola e la conseguente guerra dal ’50 al ’53. La parte sud della penisola era prettamente zona rurale e quel poco che c’era è stato distrutto proprio durante la Guerra di Corea.

Corea del Sud negli anni ’50

 

Negli anni ’60 e ’70 con l’insediamento delle dittature che li hanno caratterizzati è iniziata la scalata dell’industrializzazione con la comparsa dei grandi conglomerati, i Chaebol, fortemente finanziati dal governo. L’obiettivo era quello di inserirsi nella corsa al potere economico e diventare competitivi anche a livello internazionale. La strada intrapresa per avere la massima resa nel minor tempo è stata quella dello sfruttamento di tutte le risorse, soprattutto la forza lavoro operaia e contadina portate allo stremo delle forze e poi completamente escluse dalla ridistribuzione delle ricchezze. Tutto questo con un contorno politico di estremo controllo in ogni ambito sociale.

una fabbrica tessile negli anni’70

 

Come vi ho detto prima, il termine Minjung è stato coniato da studenti ed intellettuali per dare voce a chi voce non aveva, soprattutto operai e contadini che hanno subito i danni maggiori dalla rapida industrializzazione.

Ciò che univa la classe medio bassa era l’oppressione, l’alienazione politica, sociale e culturale.

Mentre negli anni ’70 questa classe era l’oggetto della rivoluzione sociale, perché erano coloro ai quali bisognava dare voce, gli anni ’80 sono stati gli anni in cui sono diventati il soggetto della rivolta, hanno iniziato a farne parte attivamente, ecco perché prima vi dicevo che il concetto di soggettività è di estrema importanza.

Gli esponenti dei movimenti sociali hanno speso moltissimo tempo nelle fabbriche e nelle campagne cercando di incoraggiare le persone a diventare “soggetto” ad intraprendere l’azione diretta e il movimento Minjung faceva parte di questi.

Se si volesse elencare i principi secondo i quali il Minjung si muoveva si potrebbe dire fossero:

La difesa dei lavoratori, l’opposizione all’acquisizione della cultura americana, la resistenza al regime dittatoriale, verso nuova concezione di società libera dall’alienazione capitalista, la riunificazione della penisola e una forte opposizione anche alla condizione delle campagne in cui spesso le famiglie erano costrette a separarsi lasciando i figli in città per permettergli un’istruzione mentre il resto della famiglia viva di stenti in situazioni di estremo disagio.

Kim Pong Jun Parents and siblings of the hometown

I mezzi che usava il movimento per esprimersi e trasmettere questi principi erano molti e comprendevano anche varie forme d’arte, da quella figurativa, alla letteratura, alla musica, ecc. Dovete, però, sempre tenere bene a mente che quello che può sembrare una forma di resistenza frivola, in realtà in quegli anni corrispondeva ad azioni politiche molto forti: per una poesia, un dipinto o una canzone si poteva essere arrestati, torturati e in alcuni casi perdere la vita.

Si era creato per esempio un genere specifico chiamato 민중 가요 ovvero le canzoni Minjung che venivano registrate su nastri e divulgate clandestinamente, per diventare inni durante le manifestazioni e gli incontri. Qualcuno di questi nastri ora si può trovare in qualche museo o tra i ricordi di chi li ha conservati in gran segreto. Molti di questi musicisti dopo il 1987 hanno poi inciso i pezzi e ora vi faccio un paio di nomi che potete anche trovare su spotify se volete ascoltarli.

Spesso nascevano dalle scende indie soprattutto all’interno dell’università come 노래를 찿는 사람들 (people seeking song) avevano testi molto politici e quindi erano censurati e in alcuni casi completamente proibiti.

L’anno scorso proprio a giugno (volutamente) è uscito un album tributo a Kim Min Gi per l’anniversario dei 50 anni di 아침 이슬 (Morning Dew) uno degli inni dei movimenti attivisti.

Ma per saperne di più sull’autore e il pezzo in questione vi rimando al post su instagram perché ne avevo parlato ampiamente.

Un altro artista è 안치환 An Chi Hwan e la bellissima 솔아! 푸르른 솔아 pezzo assolutamente proibito in quegli anni. Ha composto questa canzone nel luglio 1987 un paio di giorni dopo i funerali Lee Ha Yeol (che vi ho nominato prima) con il quale condivideva il corso di laurea alla Yonsei.

Il messaggio a resistere è molto chiaro e ci sono alcune elementi del testo che vorrei riportarvi.

Nella prima strofa con 어머님의 눈물이 (le lacrime delle madri) fa riferimento a tutte le mamme che hanno perso i loro figli durante gli interrogatori o in prigione o per sacrificio (in diversi si sono tolti la vita come atto estremo). In altre parti della canzone allude alle violenze di questi interrogatori e il pino 솔아 che da il titolo alla canzone simboleggia proprio il movimento Minjung, essendo un albero sempreverde che resiste ad ogni stagione e ad ogni condizione.

Potete trovarla su spotify e vi sfido a non emozionarvi.

Ma una delle forme in cui il movimento si è espresso maggiormente è l’arte figurativa, la pittura e l’illustrazione.

Vi mostro qualche esempio sottolineandovi alcuni dettagli significativi.

Di uno degli artisti Minjung abbiamo già parlato l’anno scorso ed è Hong Sung Dam, uno degli esponenti di punta, fondatore della free Artist fondation nel 1979 in cui si promulgava l’arte in relazione alla cultura e alla società. Attivista che si è speso molto per il caso di Gwangju (essendo stato presente), denunciandone gli eventi attraverso delle xilografie potentissime. Una narrazione cruda della realtà e per questo motivo adesso le sue opere sono anche documenti preziosi, conservati ed esposti alla Biennale di Gwangju. Ma non solo, ha rappresentato la condizione dei lavoratori nelle fabbriche tessili e lo sfruttamento della manodopera.

Hong Sung Dam
Hong sung dam

Per questo fu imprigionato, torturato, ma ha continuato a produrre opere d’arte rimanendo attento alle questioni politiche. Anche in questo caso trovate un post specifico su Instagram.

Kim Pong Jun faceva parte di un collettivo specifico nel movimento, il Turong, e nel 1984 crea quest’opera incredibile che potete vedere qui sotto. Ci sono varie scene separate che nel complesso rappresentano il passato, il presente e il futuro.

Kim Pong jun

Per il passato, per esempio, si ispira alla rivolta di Donghak del 1894, di cui però parleremo in un’altra occasione (molto presto) perché altrimenti non ne usciamo più, vi basti saper per ora che è stata di forte ispirazione per il movimento Minjung.

Ma all’interno di quest’opera parrebbe esserci il riferimento anche ad una foto molto famosa (che vi metto sempre qua sotto) sul massacro di Gwangju per la posizione in fila delle persone arrestate e il modo in cui i militari tengono le armi, ma comunque rappresenta in ogni caso la violenza della polizia sui manifestati nel presente. Sulla destra una serie di simboli occidentali rappresentanti il capitalismo entrato nella cultura coreana.

Ci sono poi scene di sacrificio, ma c’è anche un messaggio di rinascita, con alcune persone dai volti più distesi che sembra voler essere una sorta di augurio per il futuro.

Ricordate che in quegli anni il sentimento anti americano era molto forte e nell’arte Minjung emerge prepotentemente. Come nell’opera di Pak Pul Tong che vi mostro adesso.

Pak Pul Tong

In inglese l’opera si chiama “tomorrow there will be no farming villages” ed è del 1992. Non vi deve stupire il fatto che non sia degli anni ’80 perché chiaramente il passaggio ad una democrazia non è stato automatico dopo il 1987 e anzi molti problemi della società di quei decenni si riflettono ancora nella contemporaneità. 

Quest’opera è una chiarissima denuncia dell’influenza americana sulla cultura coreana. Un’influenza che arriva prepotentemente dall’alto rappresentata da alcuni generi di consumo e da un’estetica ben precisa, ed è minacciosa su una comunità rurale senza risorse. In basso a destra nell’angolo si intravede una figura che consuma del liquore occidentale e rappresenta il ceto medio alto coreano, l’élite, che guarda il capitalismo arrivare come fosse uno spettacolo da gustare, una dolce attesa.

La provocazione è fortissima e pur essendo, l’arte Minjung, spesso criticata da certe correnti artistiche più fedeli agli stili, all’estetica, alla tecnica, non si può negare per nessun motivo siano di grandissimo impatto espressivo. Quella dell’arte Minjung era un’arte al servizio della narrazione, un’istantanea del suo tempo e aveva lo scopo di mostrare, di informare e di denunciare. 

C’è grande dibattito sulla vita attuale di quest’arte, c’è chi sostiene sia morta proprio in quel 1992 in seguito ad una grande mostra che in molti hanno considerato una sorta di funerale di quella corrente e chi invece sostiene sia ancora in vita, semplicemente sia mutata seguendo i mutamenti della società.

Io non lo so se sia viva o morta, se ne potrebbe discutere a lungo e forse non arrivare mai ad una conclusione univoca, ciò che so, però, è che in quel tempo c’era e caspita se l’ha segnato!

Quante cose ci sarebbero da dire ancora su questo movimento e lo faremo, senza farne indigestione oggi però. Nei prossimi giorni parleremo di letteratura, di poesia e di cinema, ma anche di influenze, di contraddizioni e contrasti. Per ora vi lascio digerire la marea di parole con la quale vi ho inondati oggi e se siete ancora qui, grazie. 

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