Choi Seung Hee e la rivoluzione della danza moderna

Ho pensato molto se scrivere questo pezzo o no perché la figura di Choi Seung Hee 최승희 mi intriga da sempre, ma purtroppo le fonti, soprattutto tradotte, che la riguardano sono spesso confuse se non contraddittorie, questo perché la sua stessa vita è stata tutt’altro che semplice e lineare. 

Gli ultimi anni della sua vita sono sconosciuti e il resto è stato spesso filtrato dalla propaganda. Le ricerche sugli anni del periodo coloniale e della guerra di Corea sono state inaccessibili per decenni per ragioni politiche e anche se negli ultimi tempi ci si è rimessi in moto per dare un ordine ad una vita complessa e una carriera tanto straordinaria e spettacolare quanto sfortunata, non è compito semplice.

Nata a Seoul, formata in Giappone, fuggita in Corea del Nord, attiva in Cina passando per le grandi capitali mondiali. Osannata, criticata, emulata, rinnegata, tradita, rivalutata. Choi Seung Hee è stata tutto e il contrario di tutto. 

Quello su cui non ci sono dubbi è che sia stata la più grande danzatrice coreana moderna, la prima ad aver rotto gli schemi della tradizione, rielaborandola dandogli una nuova forma e una nuova immagine, ha osato dove nessuno aveva osato, sia nella tecnica che nei costumi.

Lavoratrice instancabile, insegnate esigente, modello per generazioni di danzatrici e di donne. Una sua allieva, Kim Yeong Soon, in occasione del centenario dalla sua nascita l’ha ricordata con gli epiteti che negli anni le sono stati attribuiti: “la danzatrice del secolo, “la danzatrice dell’oriente” “la danzatrice della sfortuna” per dirne solo alcuni. Diventata a sua volta insegnate ha portato avanti quella che era la visione di Choi Seung Hee:

”L’arte non può essere staticità, non può essere solo una linea retta, deve avere le sue dinamiche, i suoi alti bassi, curve e chiusure, anche impercettibili all’occhio”   

Ma proviamo a partire dal principio e a capire chi è stata, quando e cosa ha fatto.

Choi Seung Hee nasce a Seoul nel 1911, ultima di quattro figli, vuole fare la cantante e come spesso accade in quegli anni, Tokyo è la città per la formazione accademica, ma la famiglia ha perso diversi terreni confiscati dal governo imperiale e i soldi non sono sufficienti. Un giorno, per caso, si è ritrova ad assistere ad uno spettacolo di danza di Ishii Baku, ballerino e coreografo di grandissima importanza nella storia della danza moderna in Asia e come un’illuminazione capisce che quella deve essere la sua strada. L’aspetto fisico di Choi Seung Hee cattura l’attenzione, non solo per la bellezza, ma soprattutto perché è alta, molto più alta delle sue coetanee e anche di molti coetanei maschi. Spinta dal fratello, si presenta al maestro che vedendo in lei grandi possibilità, decide nel giro di pochi giorni di farla entrare nella sua compagnia di danza e formarla personalmente.

Nel 1926 parte per il Giappone, ha quindici anni e le idee chiarissime. Studia e pratica ogni giorno e in soli tre anni torna a Seoul con il suo nome sui cartelloni degli spettacoli di danza. A questo punto, nel 1929, ha diciotto anni e decide di dare voce alla sua ambizione e contribuire a modificare la visione della danza fino a quel momento molto legata alla tradizione. Fonda l’istituto di ricerca di danza moderna. La sua determinazione è evidente, ma deve affrontare oltre a qualche problema economico, i primi sguardi critici più conservatori di una società che stava vivendo grandi e profonde trasformazioni, oltre ad un dominio esterno (quello giapponese) che mirava ad attaccare quella stessa tradizione con cui lei stava cercando di sperimentare, i tempi non erano dalla sua parte. C’è da dire però, che Il popolo coreano è piuttosto emotivo e tenace, ma nello tempo ha attraversato diversi cambiamenti, sono due anime, quella conservatrice e quella innovatrice, che hanno sempre lottato nella storia coreana e per questo Choi Seung Hee in qualche modo è diventata l’emblema di questa lotta, mentre una parte della società faticava ad accettarla, per un’altra parte era un modello, una conquista, a partire dal suo famosissimo taglio di capelli. Quel caschetto nero, che stava per diventare di gran moda è piuttosto simbolico perché si oppone ad uno dei principi fondamentali del pensiero di Confucio, ovvero quello secondo cui il corpo è un dono sacro genitoriale e quindi ogni cambiamento che vi si apporta è dimostrazione di mancata devozione. Fino al 1895 era assolutamente vietato a chiunque tagliarsi i capelli proprio per questo principio. Ora, se fate un breve calcolo vi renderete conto che quel caschetto nel 1931, quindi appena 36 anni dopo, è una grande rivoluzione.

Il 1931 è anche l’anno in cui incontra Ahn Mak, un intellettuale vicino agli ideali socialisti che diventerà suo marito e colui che l’aiuterà nello sviluppo e nella gestione della sua carriera, oltre a determinare alcune delle scelte e delle situazioni che cambieranno inevitabilmente la vita dell’artista. 

Nel 1933 in seguito ad alcuni problemi soprattutto economici, Choi Seung Hee con il marito e la figlia appena nata, torna in Giappone per lavorare nuovamente con Ishii Baku e nel 1934 arriva il primo grande recital: la sua carriera esplode! Tutte le attenzioni della critica sono per lei, così sopra le righe e così piena di talento da oscurare chiunque. Choi Seung Hee non è più solo una ballerina, è una star e lo sarebbe diventata ampiamente anche fuori dei confini giapponesi o coreani. Si è stimato che tra il 1934 e il 1937 oltre due milioni di persone abbiano visto i suoi spettacoli. A questo punto, nel 1937, i tempi sono maturi e parte per calpestare i palcoscenici europei e americani, portando con se la danza tradizionale con le sue innovazioni nel resto del mondo. Raggiunge luoghi che i suoi connazionali non hanno neanche mai sentito nominare diventando la prima rappresentante all’estero della danza coreana.

Ma non ci dobbiamo dimenticare che la sua patria stava ancora vivendo momenti piuttosto complessi e a peggiorare la situazione sarà lo scoppio della seconda guerra mondiale con la conseguente pressione militare giapponese che immediatamente ferma le attività artistiche indipendenti e le preclude alle sole basi militari, nelle quali anche lei si esibisce. Questo causerà la prima grande rottura con il suo popolo che l’accusa di tendenze filo giapponesi. Io personalmente non ne sono così convinta, l’idea che mi sono fatta io è quella di un’artista ambiziosa, irrequieta, affamata di danza e in continua ricerca di nuove espressioni ed esperienze. Infatti, in questi stessi anni lei si avvicina anche alla danza cinese e stringe rapporti con Mairang Pang che l’aiuterà ad allargare i suoi orizzonti e a farsi strada anche in Cina. Ogni ritorno in patria diventa sempre più difficile e a deteriorare definitivamente questo legame sarà la scelta del marito di disertare e fuggire in Corea del Nord dopo la resa del Giappone e la divisione della penisola coreana. Choi Seung Hee segue suo marito al Nord, sapendo che probabilmente non avrebbe mai rivisto Seoul. A convincerla del tutto saranno le lusinghe di Kim Il Sung che vedendo in lei una grande risorsa, la sostiene economicamente e le permette di aprire a Pyongyang il suo istituto di danza.

La sua carriera riparte e lei continua a non avere rivali. Durante il periodo della guerra si sposta a Pechino dove continua ad insegnare fino alla metà degli anni ’50, quando rientrando a Pyongyang si rende conto che i sogni socialisti del marito non erano esattamente il riflesso di quello che stavano vivendo. La commissione di epurazione alla fine degli anni ‘50, estromette suo marito e qui inizia ad alzarsi la nebbia attorno all’esistenza di Choi Seung Hee che dal 1966 viene espulsa dalle scene della danza e sparisce completamente dai registri ufficiali, quasi non fosse mai esistita. Solo nel 2003 emerge che nel 1969 è morta in circostanze che nessuno ha mai potuto accertare.

Nello stesso modo in cui è esplosa, la sua carriera si è spenta in un battito di ciglia.  

Certamente si sta provando a restituire l’attenzione che, indipendentemente dalle scelte più o meno ideologiche e più o meno volute, il suo talento merita, ma forse un po’ di debito nei confronti di un’artista che ha rivoluzionato la prospettiva della danza moderna coreana, se non asiatica, e che è letteralmente scomparsa nel silenzio di un palcoscenico vuoto, rimarrà sempre.

         

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